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Posti di blocco segnalati su WhatsApp: è reato?

Dipende dal giudice: ogni magistrato può interpretare il caso specifico in modo diverso

I posti di blocco segnalati su WhatsApp costituiscono un reato? Se ne parla sul web. Lo spunto arriva da una news delle scorse ore. Alcuni ragazzi hanno formato un gruppo su WhatsApp con numerosi iscritti. Obiettivo: se uno vede un posto di blocco, avvisa gli altri con un WhatsApp. Il tutto sulle strade della Valle Scrivia. Una favolosa vallata dell’Appennino ligure che si sviluppa nella città metropolitana di Genova: segue il percorso del torrente Scrivia. Qui, c’è chi pesta sull’acceleratore in auto o va a manetta in moto. O, chissà, beve troppo alcol o si droga prima di guidare. Non solo: nella chat, c’erano anche insulti contro carabinieri e poliziotti.

Posti di blocco segnalati su WhatsApp: la denuncia

I ragazzi sono stati beccati e denunciati. Dopodiché, il Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Genova Luisa Avanzino ha archiviato l’inchiesta. Motivo: il gruppo sui social non costituiva reato perché c’è stata alcuna interruzione di servizio pubblico. E anche le invettive contro le Forze dell’ordine non costituiscono vilipendio. La creazione del gruppo non ha comportato alcuna alterazione del servizio che è sempre stato svolto regolarmente, considerato il numero di utenti della strada e il numero comunque limitato dei partecipanti alla chat. Per il giudice, non c’è vilipendio pubblico, visto il carattere chiuso della chat e quindi della conversazione.

Autovelox e multe: segnalazioni via social, dipende dal giudice

La sentenza non la si può discutere. E non si può generalizzare: il Gip ha valutato solo quel caso. Non applicabile ad altri casi: può darsi che in passato le cose siano andate diversamente (per autovelox e posti di blocco), e che la chat sia stata considerata reato. Può darsi che in futuro la chat venga considerata reato da altri giudici, e che scatti l’accusa di vilipendio. L’Asaps (Amici Polstrada) però non ci sta: questa sentenza, dice, è sorprendente e anche umiliante per gli operatori delle Forze dell’ordine. Il sistema sembra sempre più comprensivo e  protettivo per chi rema contro la legalità, chiosa.