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Regione Lombardia in guerra contro Legambiente sullo smog

I dati dell’associazione ambientalista contestati dalla Regione

È guerra sullo smog: la Regione Lombardia contesta Legambiente. Che ha appena stilato il rapporto Mal’aria 2020, da cui Lombardia e Milano escono malissimo. Nere, come l’aria che i cittadini respirano. E parla degli Accordi di Programma per il miglioramento della qualità dell’aria con molte Regioni oltre a quelle del bacino padano (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto). Questi Accordi ricalcano sostanzialmente quanto già sperimentato nell’Accordo del bacino padano con tutti i suoi limiti e i suoi difetti: sono soluzioni slegate tra loro e poco efficaci per come impostate, sia per la difficoltà di verificare e controllare i divieti e il rispetto dei limiti imposti, sia perché tralasciano altri settori importanti in cui è necessario intervenire, dice Legambiente.

Regione Lombardia: quali dati sullo smog

I dati scientifici presentati dalla Regione Lombardia, dice l’assessore lombardo all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, hanno dimostrato una cosa diversa da quanto sostiene Legambiente. Anche nel 2019, registrati notevoli abbassamenti del Pm10 in tutta la Regione. Tre i punti caldi.

  • L’anno scorso, su tutto il territorio regionale, è stato rispettato il valore limite medio annuo di 40 microgrammi per metri quadrati (µg/m³) di PM10, spiega Cattaneo.
  • E anche il numero di giorni di superamento del valore limite giornaliero (50 µg/m³) continua a diminuire, benché in buona parte della regione ancora sopra al limite dei 35 giorni.
  • In entrambi i casi, la riduzione è praticamente doppia rispetto alla media europea: vale a dire del 37% sulle medie annuali di concentrazione del PM10; del 63% per quanto riguarda i giorni di superamento dei valori massimi (rispetto ai valori del 2005).

Per Cattaneo, le politiche regionali di lungo periodo adottate in questi anni hanno contribuito a un progressivo miglioramento della qualità dell’aria. Che permetterà di rientrare sotto i parametri previsti dall’Unione Europea per tutti i limiti entro il 2025.

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