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Alfa Romeo 2uettottanta, la Spider mai nata

Il concept Alfa Romeo 2uettottanta, presentato nel 2010, fu una vera e propria Spider mancata della casa del Biscione

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L’Alfa Romeo 2uettottanta è stata l’ultima vettura nata dalla collaborazione tra Alfa Romeo e Pininfarina. La vettura è stata presentata al Salone di Ginevra del 2010 per celebrare gli 80 anni di Pininfarina. Quindi questa bellissima roadster ha ereditato il nome dall’originale Alfa Romeo Duetto del 1966, noto anche come Spider, al quale è stato aggiunto il suffisso ottanta per celebrare la ricorrenza. Sebbene sia stato presentato in forma di concept, era una vettura molto vicina alla produzione. Pininfarina possedeva infatti il know-how e le competenze tecniche necessarie per sviluppare tale progetto. La genesi della piattaforma su cui l’Alfa Romeo 2ettottanta si basava non è stata mai rivelata, ma sappiamo che la 2uettottanta misurava 4212 mm di lunghezza, 1797 mm di larghezza, 1280 mm di altezza e aveva un passo di 2500 mm.

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Sotto il cofano trovava posto un motore turbocompresso a quattro cilindri 1750 TBi montato longitudinalmente. In pratica lo stesso motore utilizzato in seguito dalla Giulietta Quadrifoglio Verde e dalla sportiva 4C in grado di erogare 200 cavalli. Il cambio TCT forniva la potenza alle ruote posteriori attraverso un differenziale elettronico a slittamento limitato che consentiva un tempo di accelerazione per lo 0-100 km/h di circa 6 secondi.

Stile sofisticato

La prima caratteristica di spicco della 2uettottanta è rappresentata dall’interpretazione sofisticata della carrozzeria, quindi dalle bellissime proporzioni con coda corta e cofano lungo, frontale basso e stile dinamico. Nella parte anteriore, i fari sottili e aggressivi erano posizionati sotto la linea dei muscolosi passaruota, con le linee del cofano che continuavano fino a raggiungere il grande scudetto centrale. A proposito, la griglia a forma di V, in alluminio, era più larga e minimale di qualsiasi modello di produzione precedente. Inoltre sembrava quasi galleggiare, grazie allo spazio creato sulla parte inferiore del paraurti anteriore e al quasi invisibile splitter in fibra di carbonio.

L’intera linea era caratterizzata da una serie di linee nette che si fondevano verso la parte posteriore. La linea di cintura, che va dai parafanghi anteriori alla coda, ricordava i modelli Alfa Romeo degli Anni ’60 come la GT Junior (1965) e la Spider (1966). Inoltre una seconda linea, ispirata stavolta alla Disco Volante del 1952, corre a 360 gradi attorno all’auto inclinandosi verso la parte anteriore; dal frontale e dai fari alla linea netta dello spoiler integrato sopra i fanali posteriori che scolpisce l’estremità posteriore.

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Le curve del paraurti posteriore conferiscono leggerezza alla forma complessiva. Soprattutto in combinazione con la parte inferiore verniciata in nero che ospita il diffusore e i doppi terminali di scarico triangolari. La sensazione di leggerezza e la natura dinamica della vettura è stata accentuata dalle ruote in lega da 19 pollici montate su pneumatici Dunlop realizzati su misura. I cerchi sono quindi caratterizzati dal classico design Alfa con cinque aperture circolari. I cerchi si abbinano quindi al telaio che ospita il parabrezza, allo scudo e alla parte bianca degli interni, creando un bellissimo contrasto con la carrozzeria rossa.

Interni dal design minimale

Per quanto riguarda invece gli interni, l’abitacolo disponeva ovviamente di due posti soltanto. Inoltre presentava un design semplice con un cruscotto avvolgente che si espandeva verso le porte. Dietro il volante a tre razze c’era invece un quadro strumenti analogico con illuminazione rossa, incorniciato da una parte nera lucida che alloggia tre elementi digitali. La mancanza di una tradizionale consolle centrale rappresentava un bellissimo tocco retrò. Allo stesso modo del tunnel rivestito in pelle che ospita la leva del cambio e un sofisticato selettore della modalità di guida (DNA). Dietro i poggiatesta due elementi piramidali, che ospitano i due rollbar, discendono verso la coda e presentano aperture laterali quasi futuristiche.

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Ecco poi come è andata

Gli appassionati (e non) e la stampa specializzata semplicemente adoravano l’Alfa Romeo 2uettottanta tanto che le speculazioni su una possibile versione di produzione iniziarono immediatamente. Il nuovo modello avrebbe sostituito l’Alfa Romeo Spider (2006-2010) su base Brera a trazione anteriore, anch’essa concepita da Pininfarina.

Nel 2013, Fiat Chrysler Automobiles (FCA) a capo di Alfa Romeo, ha stretto un accordo con Mazda per co-sviluppare una piattaforma roadster a due posti per la nuova generazione di Alfa Romeo Spider e Mazda MX-5. Il piano era di lanciare entrambe le vetture alla fine del 2015, tuttavia l’ex CEO di FCA, il compianto Sergio Marchionne, ha insistito sul fatto che l’Alfa Romeo doveva essere prodotta in Italia. Quindi non poteva basarsi su una piattaforma giapponese condivisa.

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Quindi nel 2014, è stato confermato che la spider in collaborazione con Mazda avrebbe costituito la base della nuova Fiat 124 Spider. La vettura venne lanciata già al Los Angeles Auto Show del 2015. Nonostante ciò, FCA riprese lo sviluppo della roadster Alfa Romeo, spostandola sulla propria piattaforma Giorgio (successivamente utilizzata da Giulia e Stelvio) con un carattere decisamente più premium. Sfortunatamente, i piani furono poi messi da parte a favore di un piano aziendale più redditizio, eliminando le sportive, le spider e le supercar dalla futura gamma Alfa Romeo.

Una bellissima spider mai divenuta realtà

L’Alfa Romeo 2duettotanta è stata una splendida concept car e un’adeguata celebrazione dell’80° anniversario di Pininfarina. L’aspetto sorprendente della roadster con linee semplici e proporzioni inconfondibili l’avrebbe resa forse l’auto ideale per il riposizionamento dell’Alfa Romeo come casa automobilistica premium. In ogni caso mantenendo una forte connessione con il suo glorioso passato.

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Le vendite in costante calo dei roadster a livello globale in combinazione con i problemi finanziari e gestionali dell’Alfa Romeo hanno ostacolato il suo sviluppo. Privando il mondo di una vettura che poteva essere semplicemente straordinaria.

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