Ivan Espinosa non fa nomi. L’amministratore delegato di Nissan, intervenuto al summit “Future of the Car” del Financial Times dopo la pubblicazione dei risultati fiscali 2025, ha confermato che ci sono colloqui in corso con soggetti interessati a operare nello stabilimento di Sunderland, e si è fermato lì. Chery e Dongfeng, i nomi che circolano con maggiore insistenza, non sono stati né confermati né smentiti. Riserbo totale.
Il punto, ha precisato Espinosa, non è la competitività dell’impianto. Sunderland, a suo dire, è uno dei migliori stabilimenti del gruppo a livello mondiale. Il problema è il volume, troppo poco, distribuito su troppe linee. La risposta è il consolidamento delle due linee produttive esistenti in una sola, unificando la produzione di Qashqai, Juke e Leaf. Un’operazione che migliora l’efficienza ma libera capacità. E quella capacità va riempita con qualcuno disposto a farlo.

Senza licenziamenti diretti in produzione, precisa Nissan, anche se un numero limitato di posizioni amministrative e logistiche nel Regno Unito rientrerà nei 900 tagli previsti a livello europeo su circa 9.300 dipendenti. Numeri contenuti, almeno sulla carta.
Espinosa ha anticipato l’arrivo di una nuova city car di segmento A elettrica, attesa per il 2026. Il marchio ha già la Micra elettrica nel segmento B. Scendere significa entrare in territorio BYD, quello della Dolphin Surf, e in un segmento che i costruttori cinesi stanno presidiando con una determinazione che i produttori europei e giapponesi faticano ancora a eguagliare sul piano dei costi.

I risultati dell’anno fiscale 2025 confermano un percorso in salita. Nissan punta a chiudere l’anno fiscale 2026 con utile operativo e flusso di cassa libero positivi, ma “escludendo l’impatto dei dazi”. I dazi Trump al 25% sui veicoli importati negli Stati Uniti restano un’incognita che il gruppo non ha ancora neutralizzato né attraverso aggiustamenti di prezzo né attraverso riorganizzazioni produttive.
Nel frattempo, se Chery dovesse davvero entrare a Sunderland, sarebbe il secondo ex stabilimento Nissan in Europa o nei mercati storici del gruppo a passare sotto gestione cinese in pochi mesi, dopo l’accordo già siglato per lo stabilimento di Rosslyn, in Sudafrica. Siamo davanti a qualcosa che è più di una semplice partnership industriale.
