Jim Farley lo aveva detto: Fiesta, Focus e Mondeo non sono morte per mancanza di domanda, ma perché non rendevano abbastanza. Oggi Oliver Blume ripete lo stesso copione con parole diverse per Volkswagen, davanti a un’azienda circa dieci volte più grande.
In un’intervista al quotidiano tedesco Bild, il CEO del Gruppo Volkswagen ha messo i puntini sulle i: “I nostri prodotti sono molto popolari, ma non ci fruttano abbastanza”. Insomma, il problema non è il mercato, è la struttura dei costi. E quando un colosso da oltre dieci marchi e decine di modelli ammette di non guadagnarci abbastanza, le conseguenze non sono piccole correzioni di rotta.

Il Gruppo ha già annunciato un piano che potrebbe dimezzare il portafoglio prodotti di Volkswagen, Audi, Skoda, Seat, Cupra, Porsche, Lamborghini e Bentley. Fino al 50% dei modelli potrebbe essere eliminato nei prossimi anni, con priorità assoluta a quelli che muovono volumi e reggono i margini. Gli altri, invece, razionalizzati, dicendola con il termine tecnico.
Non basta. Per i modelli che sopravvivranno, le varianti disponibili saranno ridotte fino al 75%. Meno versioni, meno allestimenti, meno complessità. Il mantra è poche cose, fatte bene e vendute in grande quantità.

Sul fronte stabilimenti, il silenzio è eloquente quanto le parole. Né il comunicato stampa né l’intervista di Blume hanno sfiorato l’argomento. Eppure il Gruppo ha già dichiarato di voler portare la capacità produttiva annua a 9 milioni di veicoli, un milione in meno rispetto ad oggi. Manager Magazin indica Zwickau, Emden, Hannover e Neckarsulm come siti a rischio. Wolfsburg non conferma.
Sui licenziamenti, i numeri che circolano sono pesanti. I 50.000 tagli già annunciati potrebbero non essere il tetto, ma il pavimento. Secondo Bild, la forza lavoro complessiva potrebbe contrarsi di 120.000 unità, quasi un quinto dell’organico globale. Indiscrezioni, per ora, di quelle che di solito si rivelano ottimistiche.
Tra tutti i marchi del gruppo Volkswagen, solo Skoda ha ritenuto necessario farsi vivo con una dichiarazione autonoma: nessun impatto immediato, stabilimenti a pieno regime.
Blume parla di “razionalizzazione” come se fosse una scelta strategica. In parte è quello che succede quando si scopre, con qualche decennio di ritardo, che avere un’auto per ogni segmento e una variante per ogni gusto non equivale automaticamente ad avere un’azienda che guadagna.
