Volkswagen continua a tagliare: dopo le fabbriche ora tocca al calcio

Volkswagen valuta un ridimensionamento degli investimenti nel calcio, mentre la ristrutturazione del gruppo tocca fabbriche, personale e costi non strategici.
volkswagen Osnabrück

Oltre 100 milioni di euro all’anno in sponsorizzazioni sportive, una quota dell’8,3% nel Bayern Monaco detenuta da Audi dal 2009 e una partecipazione del 10,4% nel VfB Stuttgart acquisita da Porsche nel 2023 per circa 45 milioni di euro. Sono numeri che il gruppo Volkswagen, impegnato in una delle ristrutturazioni più profonde della propria storia, starebbe ora valutando di mettere in discussione secondo quanto emerso nelle ultime settimane.

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Volkswagen, non solo fabbriche: la crisi colpisce anche le sponsorizzazioni e investimenti sportivi

volkswagen, oliver blume

La pressione sui conti del primo costruttore europeo nasce da una combinazione di fattori che ha eroso progressivamente i margini consolidati negli anni di espansione. La concorrenza cinese, guidata da operatori come BYD che hanno conquistato rapidamente quote di mercato con vetture elettrificate e tecnologicamente avanzate pensate per il gusto locale, ha ridotto il peso dei marchi occidentali in quello che per Volkswagen era stato a lungo il bacino di crescita e redditività più importante. A questo si sommano costi produttivi elevati in Germania e una transizione energetica che richiede investimenti massicci proprio mentre i ricavi si contraggono.

Il piano di riduzione dei costi che il gruppo sta elaborando potrebbe dunque estendersi anche agli investimenti. Le ipotesi circolate parlano di possibili tagli significativi agli organici, di un riassetto della rete produttiva tedesca che non risparmierebbe nemmeno stabilimenti considerati storici e di una revisione sistematica di ogni voce di spesa giudicata non essenziale, incluse le attività legate al calcio professionistico.

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Non tutti gli investimenti sportivi del gruppo avrebbero però lo stesso destino in caso di dismissione. Il VfL Wolfsburg è nato e cresciuto attorno alla sede centrale, ed è talmente radicato nell’identità della città da rendere qualsiasi distacco difficile da gestire senza ripercussioni sul territorio. Discorso simile per il FC Ingolstadt, legato a doppio filo al mondo Audi e alla sua presenza industriale nella regione. Più semplice sarebbe invece cedere le partecipazioni in Bayern Monaco e VfB Stuttgart, acquisite con logiche di prestigio e prive dello stesso intreccio con il tessuto locale.

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Un’eventuale dismissione di queste partecipazioni, tuttavia, non sarebbe semplice. La regola del 50+1 impone che il controllo dei club tedeschi resti in mano ai soci e ai tifosi, rendendo le quote di minoranza poco attraenti per potenziali acquirenti esterni. A questo si aggiunge un clima di forte ostilità delle tifoserie verso qualsiasi apertura ai fondi di investimento nel calcio tedesco, come dimostrato dalle proteste degli ultimi anni.

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Che la riflessione abbia raggiunto anche asset di questa natura segnala quanto la revisione in corso a Wolfsburg stia toccando ogni livello della struttura del gruppo, spingendosi fino a investimenti di rappresentanza che in fasi diverse sarebbero stati considerati intoccabili. Insomma, ormai ogni centesimo è diventato importante per l’azienda.