Made in UE: il piano della “triplice alleanza” contro le auto cinesi

Renault, Volkswagen e Stellantis presentano una proposta comune all’UE: almeno il 70% di componenti locali per i veicoli venduti in Europa.
produzione renault

Renault, Stellantis e Volkswagen hanno deciso di fare fronte comune. Non poteva essere altrimenti. Tre colossi che da soli rappresentano oltre il 60% della produzione auto europea si sono presentati davanti a parlamentari e funzionari UE con una proposta condivisa: costruire un quadro normativo che premi chi produce in Europa, non chi si limita ad assemblare pezzi arrivati dall’altra parte del mondo.

Advertisement

La formula che i tre gruppi hanno messo sul tavolo prevede che il 70% dei veicoli destinati al mercato UE debba contenere almeno il 70% di componenti locali, provenienti dai 27 Stati membri più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Il restante 30% resterebbe aperto all’esterno, una quota che i tre produttori definiscono “equa”, ma che farà storcere il naso fuori dai confini europei.

produzione cupra

Toyota, Jaguar Land Rover e Honda hanno già alzato la mano per segnalare il problema: le loro catene di fornitura passano per Regno Unito, Giappone e Turchia, quest’ultimo (al momento, ma non per molto) sicuro escluso dal perimetro proposto. Aggiungere vincoli di conformità significa rendere i loro veicoli ancora più cari per il consumatore finale.

Advertisement

Siamo all’interno della discussa legge per l’accelerazione industriale, proposta dalla Commissione europea a marzo, nata in risposta all’invasione di elettriche e ibride plug-in cinesi a prezzi che i costruttori europei faticano strutturalmente a replicare. L’obiettivo non è chiudere le frontiere, i tre lo sottolineano con una certa enfasi, ma “frenare l’ulteriore delocalizzazione verso paesi terzi”.

produzione fiat

Sul piatto ci sono anche i super crediti per le piccole elettriche prodotte in Europa, strumento pensato per aiutare i costruttori a centrare gli obiettivi sulle emissioni. Volkswagen, Stellantis e Renault chiedono però che i benefici vengano estesi a tutti i veicoli elettrici prodotti nel blocco, non solo alle city car.

Il capitolo più scivoloso resta quello delle batterie. Le catene di approvvigionamento delle celle sono oggi saldamente in mano cinese, e localizzarle entro il 2028, la scadenza originale, appare francamente irrealistico. I tre gruppi chiedono di slittare al 2030, condizionando implicitamente il tutto a nuovi finanziamenti pubblici per produttori locali come Verkor e ACC. Senza soldi freschi, anche il 2030 rischia di essere una data sulla carta.

Advertisement