Tesla, il voto sul Full Self-Driving: il semaforo di Bruxelles resta rosso fino a dicembre

Il voto UE sul Tesla FSD Supervised slitta a dicembre: solo 7 Paesi su 27 lo hanno recepito. Ecco perché Italia, Francia e Germania frenano.
Tesla, Full Self-Driving

Da Bruxelles ancora niente voto. Il 6 ottobre il comitato tecnico europeo sui veicoli a motore, il TCMV, dedicherà al Full Self-Driving (FSD) Supervised di Tesla venticinque minuti di “prosecuzione della discussione”. Non una votazione, solamente una chiacchierata. Per il verdetto europeo se ne riparla a dicembre, e nella migliore delle ipotesi.

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Tesla aveva indicato proprio quella data come possibile traguardo. Non è la prima volta che le tempistiche annunciate da Elon Musk e soci si scontrano con il calendario reale delle istituzioni, e non sarà l’ultima.

Tesla, Full Self-Driving

Il quadro giuridico è meno banale di come lo si racconta. A far partire la giostra è stata l’autorità olandese RDW, che ad aprile ha concesso un’omologazione provvisoria ai sensi dell’articolo 39 del Regolamento UE 2018/858, quello pensato per le tecnologie non ancora coperte dalle norme vigenti, non è un’omologazione europea standard. Da allora l’hanno riconosciuta Lituania, Estonia, Danimarca, Belgio, Slovenia e, più recentemente, la Repubblica Ceca: sette Paesi in tutto, che messi insieme pesano circa il 12% della popolazione dell’Unione.

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Per l’ok continentale servono almeno 15 Stati su 27 e il 65% degli abitanti. Senza i grandi mercati non si va da nessuna parte. Francia, Germania, Italia e Spagna, per ora, non hanno recepito niente.

Le autorità contestano il rispetto dei limiti di velocità e il controllo dell’attenzione di chi guida. Secondo Electrek, la Svezia sarebbe favorevole a respingere il via libera finché Tesla consentirà di impostare una velocità superiore al limite. Nei Paesi nordici ci si interroga sul comportamento del sistema con fondo invernale, mentre Parigi solleva il tema di velocità e vigilanza nel traffico urbano.

Tesla, Full Self-Driving

Tesla risponde coi numeri suoi. A inizio settembre gli utenti FSD Supervised sarebbero stati oltre 70.000, per più di un milione di chilometri percorsi ogni giorno. Sempre secondo la casa, ogni 100 milioni di chilometri gli incidenti sarebbero 4,1 volte meno frequenti rispetto alle Tesla guidate a mano. Dati interessanti, certo, peccato che li produca chi ha tutto l’interesse a farli sembrare belli e che nessun ente indipendente li abbia potuti visionare e verificare senza pagine “oscurate”.

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Resta la questione del nome, che è un piccolo capolavoro di marketing. “Full Self-Driving”, ma con “Supervised” in coda: il conducente resta responsabile e deve monitorare tutto, sempre. Nulla a che vedere con il quadro UNECE sui sistemi di guida automatizzata approvato quest’estate, che riguarda tutt’altro livello di autonomia e non autorizza comunque, da solo, la circolazione su strada.

L’Europa resta spaccata a macchia di leopardo, dove la stessa auto può guidarsi da sola (quasi) a Bruxelles e restare con le mani del conducente ben salde sul volante a Milano. Questo “Full”, alla fine, a chi lo stanno vendendo?