TIME è un concept sviluppato da un gruppo di studenti del Master in Transportation Design dell’IED di Torino in collaborazione con Tesla, che prova a immaginare come cambierebbe l’abitacolo di un’automobile se la guida autonoma dovesse davvero liberare il conducente da qualsiasi compito di controllo del veicolo.
Tesla, l’auto del futuro nasce con la collaborazione di studenti italiani

Il progetto parte dall’idea che, con l’avanzare della guida autonoma e la progressiva perdita di centralità del volante, l’automobile potrebbe smettere di essere un semplice strumento per spostarsi e per trasformarsi in uno spazio da abitare. Non una sportiva pensata per le prestazioni, quindi, ma una visione dell’auto come ambiente mobile in cui lavorare, riposarsi o fare un viaggio inserendo semplicemente la destinazione.
Sul piano estetico, la carrozzeria adotta un linguaggio volutamente sobrio, con superfici continue e volumi essenziali che trasformano l’involucro esterno in qualcosa di quasi anonimo. Tetto, parabrezza e lunotto scorrono l’uno nell’altro senza interruzioni visibili, le ruote appaiono assorbite nella scocca e i gruppi ottici si riducono a forme geometriche minimali, in una scelta che rinuncia deliberatamente a qualsiasi elemento di seduzione visiva per concentrare tutta l’attenzione su ciò che accade all’interno.

Nell’abitacolo i materiali sono morbidi, i colori distesi e la luce progettata per evocare un’atmosfera da ufficio curato o da salotto domestico piuttosto che l’interno di un’automobile nel senso tradizionale. La tecnologia è presente ma discreta, integrata senza schermi invadenti né interfacce aggressive, secondo una logica che punta a trasformare il tempo del tragitto in qualcosa di effettivamente utilizzabile, che si tratti di lavorare, riposarsi o godersi il viaggio senza dover fare nient’altro.
Gli autori sottolineano che il concept deve essere visto come una riflessione sul ruolo dell’automobile in città sempre più orientate alla mobilità condivisa e ai servizi interconnessi. Il concept è esposto al MAUTO, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, dove il pubblico può ripercorrere anche l’intero processo creativo che lo ha generato, dai modelli fisici alle ricerche sui materiali fino agli strumenti digitali impiegati nello sviluppo.
