In quel di Stoccarda, al Museo Porsche, la folla osserva in silenzio una sportiva grigio pietra. Bassa, slanciata, con il muso innocente della 911 e un posteriore così largo da sembrare appartenere a un’altra dimensione. È una Porsche 959. Uno dei soli 292 esemplari mai prodotti. E dopo quarant’anni, fa ancora quello che ha sempre fatto: ipnotizzare.

Nel 1986, quarant’anni fa, quando debuttò con un prezzo di 420.000 marchi tedeschi, ovvero circa trenta volte una Golf, era l’auto più costosa prodotta in Germania e, con 317 km/h di velocità massima, la sportiva di serie più veloce al mondo. Nei garage di Herbert von Karajan, Bill Gates e Boris Becker trovò posto come alternativa alla Ferrari F40 o alla Lamborghini Countach. Nelle camere da letto degli adolescenti, stava appesa tra i poster di Madonna e degli a-ha.
Salirci oggi significa fare i conti con una macchina che non ha smesso di sorprendere. Il motore sei cilindri boxer da 2,8 litri si scalda rapidamente e, superati i 5.000 giri, la sovralimentazione sequenziale dei due turbocompressori colpisce con la violenza di un ariete. I 450 CV e i 500 Nm di coppia su 1.450 kg sono una dichiarazione di guerra alla fisica. La 959 permette di superare i 100 km/h in 3,7 secondi con una disinvoltura che oggi farebbe tremare qualche hypercar moderna.

Ma il vero capolavoro non era la velocità. Era il controllo. La trazione integrale a controllo elettronico, all’epoca senza rivali, gestita da una seconda leva sul piantone dello sterzo, distribuisce la coppia tra i due assi con una precisione che rende la 959 stabile ben oltre i limiti dell’imprudenza. Dove la F40 e la Countach, sopra i 200 km/h, potevano trasformarsi in un problema, la 959 manteneva la traiettoria come su binari. Ammortizzatori regolabili a quattro stadi, pannelli in Kevlar, cerchi in magnesio.
Tutto questo, confezionato con sedili regolabili elettricamente e climatizzatore automatico. Perché a Zuffenhausen sapevano già che la velocità non esclude il comfort.
Oggi un esemplare ben curato raggiunge 1,5 milioni di euro all’asta, sei volte il prezzo originale. La folla fuori dal museo, però, non sta pensando ai numeri. Sta pensando a quando Porsche costruirà un’altra 959. Dopo il 1986, la Carrera GT del 2003 e la 918 Spyder del 2013, l’attesa si fa lunga.
