Nissan perde ancora pezzi: la partita sull’elettrico è complicata

Nissan cancella il progetto JATCO per la produzione di assali elettrici a Sunderland: vendite EV deludenti, ristrutturazione globale e 900 posti a rischio.
nissan sunderland

Nissan aveva un piano e, come spesso accade con i piani, è rimasto tale. All’inizio del 2025, JATCO (Japan Automatic Transmission Company), la società di trasmissioni controllata in maggioranza dal marchio di Yokohama, aveva annunciato la costruzione di un impianto a Sunderland, nel nord-est dell’Inghilterra, con un investimento da 9 miliardi di yen, circa 49 milioni di euro, una capacità produttiva annua di 340.000 unità e 183 nuovi posti di lavoro.

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L’obiettivo era fornire assali elettrici “3 in 1”, motore, inverter e trasmissione integrati in un unico sistema, allo stabilimento Nissan lì vicino, impegnato nella produzione della nuova Leaf dal dicembre 2025 e destinato, dal 2027, ad assemblare anche le versioni elettriche di Qashqai e Juke. Tutto molto convincente. Tutto, però, già superato.

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Il Nikkei riporta che Nissan ha interrotto il progetto. Le vendite dei suoi elettrici non giustificano l’investimento, e così le unità di azionamento continueranno ad arrivare direttamente dal Giappone.

I numeri, del resto, parlano da soli e non hanno molto da dire di buono. Nel 2025, in Europa sono state immatricolate appena 87 nuove Leaf, un crollo del 99% rispetto all’anno precedente, frutto del buco temporale tra la fine della seconda generazione e il debutto ritardato della terza. L’Ariya non ha compensato, 11.507 unità, -44%, quota di mercato complessiva di Nissan nel segmento auto in Europa ferma al 2,2%.

È in questo contesto che a maggio 2025 è nato il piano di ristrutturazione “Re:Nissan”: chiusura di sette stabilimenti produttivi entro un anno, revisione degli impianti di componentistica, misure concrete attese entro la primavera del 2027.

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Sunderland non è immune. La casa giapponese ha annunciato l’intenzione di chiudere una delle due linee produttive del sito nella seconda metà dell’anno, accorpandola all’altra in un unico turno a tre fasce orarie. Nessun licenziamento previsto in fabbrica, per ora. La linea 2, la più moderna, quella convertita alla produzione elettrica grazie a quasi mezzo miliardo di euro di investimenti recenti, resterà operativa.

La situazione è diversa per il resto delle attività europee. Nissan ha confermato trattative in corso per tagliare circa il dieci percento della forza lavoro nel continente, cifra che corrisponde a circa 900 posizioni. Sono persone, contratti, famiglie.

Il progetto JATCO non è così naufragato perché il mercato degli elettrici non ha rispettato le promesse che l’industria si era fatta da sola. Nissan ha scommesso su una transizione rapida e si ritrova a gestire i cocci di una strategia costruita su proiezioni troppo ottimistiche.