MOIA cerca ancora fondi, Uber e Lyft scappano: il robotaxi di Volkswagen non trova compratori

Uber e Lyft hanno abbandonato le trattative per MOIA. Volkswagen cerca un miliardo e non lo trova: robotaxi a rischio, Blume sotto pressione.
MOIA, Volkswagen id. buzz

MOIA costa miliardi e non trova compratori. Oliver Blume, intanto, cerca di non affogare. Uber e Lyft avevano alzato la mano, poi l’hanno abbassata. Le due piattaforme di ride-hailing americane si sono ritirate dalle trattative per entrare nel capitale di MOIA, la divisione robotaxi di Volkswagen, dopo mesi di negoziati che secondo Manager Magazin si sono arenati su questioni che sembrano uscite da una riunione di condominio: il pagamento andava calcolato al chilometro o per veicolo? Quale modello usare? E per quanto tempo? Domande legittime, ma il fatto che siano rimaste senza risposta racconta molto sullo stato reale delle trattative.

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MOIA, Volkswagen id. buzz

Il paradosso è che Uber è già partner di MOIA e dovrebbe schierare a breve migliaia di ID. Buzz AD sulla sua piattaforma negli Stati Uniti. Nonostante questo, non ha ritenuto opportuno mettere mano al portafoglio. Il motivo, stando alle fonti citate dal magazine tedesco, starebbe anche in un “problemino” che Volkswagen non riesce a risolvere: il nuovo partner avrebbe dovuto compensare progressivamente i circa due miliardi già investiti da Volkswagen in MOIA prima che il Gruppo fosse disposto a versare un euro in più.

Nel frattempo MOIA continua a operare. Ad Amburgo, da luglio, sta testando viaggi in ridepooling a guida autonoma nell’ambito del progetto ALIKE. Le prospettive commerciali, dicono i documenti interni, diventano interessanti a partire dagli anni Trenta. Peccato che per arrivarci serva almeno un altro miliardo. Che Volkswagen, impegnata com’è a tagliare costi e a giustificare la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi, non può e non vuole sborsare da sola.

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Così si apre uno scenario alternativo, che mescola MOIA con Cariad, la filiale software del Gruppo. Dopo la rottura con Bosch sulla guida autonoma, Cariad cerca nuovi alleati tecnologici. I nomi che circolano sono Wayve, startup britannica dell’AI applicata alla guida, e Nvidia, già investitrice in Wayve, che potrebbe anche scalzare Mobileye come fornitore di tecnologia autonoma per il Gruppo.

Il vantaggio di questo tipo di partner rispetto a Uber o Lyft è strutturale: un’azienda come Nvidia non entrerebbe solo nel business dei robotaxi, ma nell’intera architettura software di Volkswagen.

Se anche questo percorso non dovesse portare da nessuna parte, resta un’ultima opzione: vendere MOIA direttamente a Uber. Blume ci salverebbe la faccia. L’alternativa, la chiusura, comporterebbe una svalutazione da un miliardo e un danno d’immagine difficile da gestire. Non esattamente il finale che si immaginava per il progetto di punta della mobilità autonoma di Wolfsburg.

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