Ci sono solamente 3.800 esemplari in tutto il mondo. Volkswagen li ha costruiti nel 1995 mescolando rosso, giallo, verde e blu sullo stesso telaio, con pannelli della carrozzeria che cambiano colore da un pannello all’altro come se qualcuno in fabbrica si fosse confuso, e molto. La Polo Arlecchino è stato un esperimento di “teoria del colore” che ha ottenuto l’omologazione stradale.
In questa storia parleremo di passione per un chicca come la city car tedesca in crisi cromatica. Il protagonista, francese di nome Cédric, la vide per la prima volta all’età di nove anni. Si avvicinò di corsa, non riusciva a capire cosa stesse guardando. Da quel momento, l’idea non lo ha più lasciato.
Ci hanno messo qualche anno, lui e quella Volkswagen Polo, dieci anni di ricerche, avvisi attivi, annunci monitorati. Poi, quasi per caso, un’officina mette in vendita una serie di auto. La Arlecchino non era in vendita, poi il proprietario ci ripensa, richiama Cédric, e la trattativa si chiude a 3.500 euro. Un 1.4 da 60 CV su telaio rosso, anno 1996, non esattamente un motore da sogno, ma il fascino di questa macchina non abita certo sotto il cofano.
Cédric fa l’istruttore di guida a Castelginest, vicino a Tolosa. La Polo la usa per le gite domenicali e i raduni, e nel frattempo l’ha personalizzata: albero magico a quattro colori, tappi delle valvole ispirati ai mattoncini Lego, fanali posteriori sostituiti per rafforzare il tema, estintore personalizzato. Non ha lasciato nulla al caso, tranne l’accostamento cromatico, quello era già perfetto così.
Le reazioni non mancano. Qualcuno si gira a guardare, qualcun altro la chiama “macchina da clown”. Cédric non si indispettisce affatto: è esattamente per questo che la ama.
Il mercato, nel frattempo, si sta svegliando. Quello che per trent’anni è stato catalogato come curiosità automobilistica comincia ad attirare i collezionisti. Il suo esemplare, comprato a 3.500 euro, oggi Cédric lo stima intorno ai 6.000. Non una rivalutazione esplosiva, ma per una Volkswagen che la maggior parte dei concessionari dell’epoca faticava a piazzare, non è un risultato da ignorare.




