A Pamplona non si vedono correre solo tori. Da qualche settimana, nello stabilimento Volkswagen Navarra, scorrono anche le prime Skoda Epiq destinate ai clienti europei. Parliamo del SUV elettrico entry-level del marchio ceco che è entrato ufficialmente in produzione, diventando il primo modello Skoda mai assemblato in territorio spagnolo e il secondo dell’intera gamma, dopo la Superb, prodotto al di fuori della Repubblica Ceca.
Pamplona è diventata il cuore industriale del segmento B elettrico del Gruppo Volkswagen, l’hub dove convergono quattro modelli, la Cupra Raval, la Volkswagen ID. Polo, la futura ID. Cross e, appunto, l’Epiq. Tutti e quattro prodotti in Spagna, tutti pensati per presidiare lo stesso segmento. Una concentrazione produttiva che consente a Skoda di liberare capacità negli impianti cechi per altri modelli, e al gruppo di ottimizzare le economie di scala su una piattaforma condivisa.

Quella piattaforma è la MEB+, evoluzione della classica MEB con il motore riposizionato sull’asse anteriore, prima volta in assoluto per un modello Skoda elettrico. L’Epiq porta anche il nuovo linguaggio stilistico Modern Solid, presentato al mondo il 19 maggio a Zurigo, dove il modello ha anche confermato il suo listino. Infatti, si parte da 26.470 euro. Qualche centinaio in più rispetto ai 25.000 euro annunciati in origine, dettaglio che non è passato inosservato.
Tre le versioni disponibili, tutte a trazione anteriore. La 35 monta un motore da 116 CV abbinato a una batteria LFP da 37 kWh, con autonomia WLTP dichiarata di 310 km. La 40 mantiene la stessa unità energetica ma sale a 135 CV. La 55, invece, cambia tecnologia chimica, batteria NMC da 52 kWh, e propone 211 CV con 440 km di autonomia. Il caricabatterie di bordo da 11 kW è di serie. La ricarica bidirezionale arriva a partire dall’allestimento Element.

Insieme alla Skoda Peaq, attesa anch’essa entro fine anno, l’Epiq dovrebbe contribuire a raddoppiare l’offerta elettrica del marchio entro il 2026. Un obiettivo dichiarato con sicurezza, in un segmento B dove la concorrenza, cinese in testa, non aspetta nessuno. Pamplona, dunque, ora produce anche il futuro della mobilità urbana europea.
