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Il CEO di Renault chiede dieci anni di tregua sulle norme: l’auto costa ancora troppo

Renault investe 889 milioni con Geely in Brasile e Provost ammette il ritardo: ibridi sì, microibridi «un inganno». Ecco la strategia al 2030.
françois provost, renault

«Siamo un po’ in ritardo». A dirlo è François Provost, amministratore delegato di Renault, subito dopo aver messo sul piatto 889 milioni di euro. Il treno degli investimenti, stavolta, parte per il Brasile. Mentre il mercato europeo soffoca sotto la pressione di regole e costi, i marchi cinesi, BYD in testa, investono da anni in Sud America per lanciare nuovi modelli, elettrici soprattutto.

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Renault c’è dalla fine degli anni Cinquanta e a Curitiba gestisce uno stabilimento dal 1998. Dallo scorso anno, però, ci lavora con Geely: lì, accanto ai modelli di casa, nascono anche le EX2 e le EX5. Un costruttore cinese che produce nella fabbrica di un francese per tenere testa ad altri cinesi.

La ricetta di Provost per competere prevede che le auto vadano sviluppate e costruite il più possibile sul posto. Entro il 2027 arriveranno 319 milioni, che porteranno l’investimento complessivo di Renault Geely do Brasil (come anticipato) a 899 milioni. Il ritardo sarebbe colpa di “casa propria”. Prima bisognava sistemare l’Europa, e nel frattempo il Brasile si è riempito di concorrenti cinesi che hanno scompaginato l’ordine costituito.

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françois provost, renault

Parlando dell’Europa, la pressione sul mercato, spiega il CEO, non riguarda solo Francia e Renault ma praticamente ogni Paese e ogni marchio del continente. A suo giudizio le norme degli ultimi anni hanno reso l’auto troppo cara. La proposta è congelare la regolamentazione per dieci anni, altrimenti i prezzi saliranno ancora, perché i costi devono scendere tutti insieme.

Sul prodotto, finora Renault 4, Renault 5 e Megane E-Tech sono rimaste in Europa. Provost vede una chiara spinta verso l’elettrificazione anche in Sud America, ma precisa che l’elettrico è solo una delle strade. In un Paese di motori a etanolo entra in gioco l’ibrido, e Renault lo offrirà. I microibridi puri, invece, no, sono «un inganno», e non finiranno nel listino.

Entro il 2030 metà delle vendite del gruppo Renault dovrà arrivare da fuori Europa, con il 50% di motorizzazioni elettriche e ibride in quei mercati. Sottovalutare piazze come il Brasile, avverte il CEO, sarebbe un errore, intanto il 40% della crescita fuori da Cina, Stati Uniti ed Europa, dice, è legato all’India.

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françois provost, renault

Quanto alle alleanze, Provost si dice aperto, Nissan e Mitsubishi comprese, e più flessibile fuori dall’Europa. Nel continente, invece, la tecnologia resta in casa: pochi accordi, solo quelli che aggiungano davvero qualcosa. A fargli da sponda c’è il piano futuREady, con ricavi in crescita del 10% nel primo semestre, per lui è già «più di un piano strategico».