Droni sull’Arabia Saudita, petrolio ancora su: l’inverno che non avevamo previsto

Petrolio WTI a 103 dollari, Brent a 107: l’attacco all’oleodotto saudita scuote i mercati. Benzina verso i 3 euro? L’inverno risponderà.
Ras Tannura, petrolio in arabia saudita

Siamo arrivati ai 103 dollari al barile. Il dato è relativo ai prezzi del WTI (il riferimento per gli Stati Uniti) di stamattina, 15 settembre, con un rialzo dell’1,89% in una sola seduta. Il petrolio Brent va ancora peggio, o meglio, dipende da che parte del bancone stai: 107,51 dollari, +1,73%, e un incremento cumulato dall’inizio dell’anno che sfiora il 76%.

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Ras Tannura, petrolio in arabia saudita

La causa immediata ha un nome preciso, l’oleodotto Est-Ovest saudita. Parliamo di 1.200 chilometri di infrastruttura strategica, capace di spostare fino a 7 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso, bypass fondamentale per chi vuole evitare lo Stretto di Hormuz. Il 10 settembre un attacco con droni (risposta iraniana tramite le milizie irachene all’attacco statunitense-israeliano) lo ha messo fuori uso. Saudi Aramco stima tre-cinque settimane di riparazioni. Nel frattempo, fino al 4% dell’offerta petrolifera globale è a rischio.

Hormuz, si sa da tempo, non è un’alternativa tranquilla, nemmeno Bab el-Mandeb. Attacchi alle navi, fermi operativi, traffico marittimo in ginocchio: il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha trasformato due degli strozzatoi energetici più critici del pianeta in zone di guerra commerciale.

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Ras Tannura, petrolio in arabia saudita

I mercati (come noi) hanno reagito come chi riceve una gran brutta notizia. Milano ha chiuso a -1,68%, maglia nera d’Europa. Madrid -1,38%, Parigi -0,76%, Francoforte -0,5%. Tokyo ha ceduto lo 0,81%, Wall Street ha chiuso in rosso. Ad Amsterdam il gas naturale è schizzato del 5,1%, a 83,58 euro al megawattora.

Sul fronte carburanti, la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce è già circolata: benzina a 3 euro al litro? Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, non lo esclude affatto. In uno scenario estremo, dice, quel livello è raggiungibile, ma aggiunge subito che “l’unica certezza di questo mercato è l’incertezza”, e che i prezzi potrebbero anche rientrare verso 1,60-1,70 euro. La forbice è enorme.

Quello che Tabarelli non lascia molto in sospeso è il paragone storico: uno shock potenzialmente più violento del 1973 e del 1979. L’inverno dirà se aveva torto, la sensazione è, però, che non ci auguriamo davvero di scoprirlo.

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