Il 31 ottobre 2024 l’Unione Europea (UE) ha deciso che i produttori cinesi di veicoli elettrici stavano giocando con le carte truccate. Da quella data, ai dazi standard del 10% si sono aggiunti balzelli specifici per marchio: BYD si è trovata a pagare un extra del 17% per un totale del 27%, Geely del 18,8% per un totale del 28,8%, mentre SAIC, la casa madre di MG, si è vista recapitare il conto più salato, con un aggiuntivo del 35,3% che porta il totale al 45,3%. La motivazione ufficiale era stata dettata dai sussidi statali cinesi che distorcono la concorrenza sul mercato europeo.
La porta sul retro trovata quasi immediatamente è stata l’ibrido plug-in. I PHEV importati dalla Cina sono soggetti solo al dazio base del 10%, senza alcun sovrapprezzo antisovvenzioni. Una scappatoia che BYD e compagnia hanno cominciato a sfruttare sistematicamente già dall’estate scorsa, spostando progressivamente il focus commerciale dagli elettrici puri agli ibridi plug-in.

A maggio 2026, BYD ha annunciato di essere diventata per la prima volta il marchio di ibride più venduto in Germania, con 4.290 nuove immatricolazioni. BYD, inoltre, ha appena allargato la gamma plug-in con il lancio del Dolphin G DM-i. Il 70% delle nuove immatricolazioni BYD in un mercato centrale per l’UE come la Germania riguarda oggi ibridi plug-in, contro un 30% di elettrici puri.
Bruxelles ha impiegato qualche mese a metabolizzare la cosa, ma alla fine ha deciso di muoversi. Secondo quanto riportato dall’Handelsblatt, la svolta è ormai imminente: la Commissione intende imporre dazi compensativi anche sugli ibridi plug-in importati dalla Cina nel giro di poche settimane. Un’indagine antisovvenzioni sarebbe già in corso, e i capi di Stato e di governo avrebbero votato sulla questione al vertice UE di questa settimana.

Quello che si sa è che il governo federale tedesco, stavolta, non sembra intenzionato a fare ostruzione, a differenza di quanto avvenuto con i dazi sugli elettrici puri. I nuovi balzelli, come già accaduto per i veicoli elettrici cinesi, dovrebbero essere differenziati per produttore. In media, però, potrebbero risultare inferiori a quelli applicati agli elettrici: nella catena del valore di un ibrido plug-in, la batteria pesa meno, e dunque anche il sussidio contestato vale meno.
