Il Governo ha lasciato scadere il taglio delle accise sui carburanti, una misura che secondo le ricostruzioni è costata oltre due miliardi di euro alle casse pubbliche, e il rincaro alla pompa è già operativo. Lo sconto residuo ammontava a 5 centesimi al litro sia sulla benzina sia sul gasolio, ma considerando l’effetto dell’IVA calcolata sulle accise l’aumento effettivo per gli automobilisti si avvicina a 6,1 centesimi al litro, pari a circa 3,05 euro di differenza per un pieno da 50 litri.
Le quotazioni internazionali del petrolio hanno mostrato segnali di raffreddamento dopo la distensione tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, rendendo meno urgente il sostegno fiscale. A questo si aggiunge il peso della misura sulle finanze statali, giudicato ormai difficilmente sostenibile dopo mesi di proroga.
Benzina e diesel più cari: stop allo sconto sulle accise

L’impatto sui listini appare più marcato in autostrada, dove la benzina dovrebbe avvicinarsi a 1,954 euro al litro e il gasolio potrebbe superare la soglia dei 2 euro attestandosi intorno a 2,029 euro al litro. Sulla rete ordinaria in modalità self-service, le stime indicano un prezzo medio della benzina intorno a 1,865 euro al litro e del diesel a circa 1,943 euro al litro. Numeri distanti dai picchi registrati nei momenti più acuti della crisi energetica, ma comunque significativi per pendolari, famiglie e professionisti che utilizzano l’auto ogni giorno, e destinati a pesare ancor di più in vista delle partenze estive, quando milioni di automobilisti affronteranno lunghi spostamenti.
Resta però aperta la questione dell’asimmetria nella trasmissione dei prezzi. Le associazioni dei consumatori hanno più volte segnalato come i ribassi delle quotazioni internazionali si riflettano sui listini alla pompa con tempi molto più lunghi rispetto a quelli necessari per trasferire gli aumenti, alimentando la percezione di un mercato poco trasparente.

Proprio su questo squilibrio è intervenuto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha convocato le compagnie petrolifere chiedendo un adeguamento più rapido dei prezzi alla nuova fase di mercato, in modo che il calo delle materie prime arrivi ai distributori prima che la fine dello sconto fiscale si traduca in un rincaro pieno per i consumatori.
