BYD, sospesa la fabbrica in Turchia: si cerca casa in Europa

BYD rallenta in Turchia e cerca un secondo stabilimento nell’Europa meridionale, preferibilmente esistente. L’Ungheria resta priorità assoluta.
byd, stabilimento

A Szeged, in Ungheria, lo stabilimento BYD dedicato alle autovetture esiste, è costruito, ha persino avviato una produzione di prova a febbraio 2026. Eppure il colosso cinese non è ancora pronto a partire davvero. Le attrezzature sono ancora in fase di installazione, la produzione a regime è attesa per il quarto trimestre del 2026, e Stella Li, vice CEO dell’azienda, lo conferma parlando con Reuters da Londra. Inevitabile chiedersi cosa stesse succedendo nel frattempo a Szeged, se non l’avvio della produzione.

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BYD, stella li

L’Ungheria, dice Li, è “la priorità numero uno in questo momento”. Dopodiché verrà la ricerca di un secondo sito produttivo in Europa. Una dichiarazione che suona ragionevole, se non fosse che fino a poco fa tutti, BYD compresa, davano per acquisita la Turchia come sede del secondo stabilimento europeo per le autovetture. L’annuncio risale all’estate del 2024: fabbrica a Manisa, vicino a Izmir, investimento di circa un miliardo di dollari, apertura entro fine 2026. Adesso, di quel progetto, non resta che un cantiere mai iniziato e nessuna tempistica definita. Sospeso, per usare il termine di Li, ma di fatto accantonato.

Il motivo ufficiale non viene dichiarato esplicitamente. BYD guarda al sud Europa, e stavolta dentro i confini dell’UE. La Spagna è il candidato più accreditato. L’azienda non vorrebbe costruire da zero: “Preferiremmo rilevare un impianto esistente”, ha detto Li a Berlino. Comprare quello che qualcun altro ha già costruito, possibilmente a prezzo stracciato.

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byd, showroom

La chiave è nelle norme “Made in UE” che l’Unione Europea sta spingendo con insistenza crescente, e che prevedono soglie elevate di valore aggiunto locale per i veicoli acquistati o sovvenzionati da enti pubblici. La Turchia ha un’unione doganale con l’UE e quindi sfugge ai dazi aggiuntivi sui veicoli cinesi, ma non soddisfa questi nuovi requisiti. Produrre dentro l’UE, invece, sì.

BYD sta così riscrivendo la sua mappa europea in corsa, con meno certezze di quante ne avesse comunicato e qualche anno di ritardo già accumulato.