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Foxconn vuole l’auto elettrica e si compra mezza Mitsubishi Electric

Foxconn spende 647 milioni per metà di Mitsubishi Electric Mobility: alternatori, motorini d’avviamento e un sogno elettrico ancora da dimostrare.
Insegna Mitsubishi Electric su edificio moderno blu

Foxconn è il conosciutissimo colosso che assembla gli iPhone. Ora vuole assemblare anche il proprio futuro a quattro ruote, e per farlo apre il portafoglio e spende 115 miliardi di yen, ovvero circa 647 milioni di euro, per metà di Mitsubishi Electric Mobility.

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Mitsubishi Electric è il gruppo di elettronica e ingegneria, non la casa automobilistica Mitsubishi Motors, quindi stesso albero genealogico, mestieri molto diversi. Quello che sta dentro la divisione auto è “materia prima” come alternatori, motorini d’avviamento, bobine di accensione, sensori radar. Il catalogo guarda ancora soprattutto ai motori a combustione, mentre la parte dedicata alla propulsione elettrica è più piccola.

Dirigenti Foxconn e Mitsubishi Electric si stringono la mano

Tutto lascia pensare che Foxconn resterà fuori dai semiconduttori di potenza, il pezzo chiave degli inverter per le elettriche. Comprarsi un fornitore per fare auto elettriche e lasciare sul tavolo la parte più elettrica sembra senza dubbio coraggioso.

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L’accordo, firmato dal braccio investimenti Lin Yin International Investment, arriva dopo il memorandum d’intesa dello scorso aprile. L’azienda vale circa 1,8 miliardi di euro, che scendono a 1,294 miliardi se si guarda solo al capitale azionario. Governance 50/50, gestione congiunta, chiusura attesa l’1 ottobre 2027, sempre che le autorità antitrust diano il via libera. Mitsubishi Electric Mobility, peraltro, è una società indipendente solo dall’aprile 2024, quando il gruppo ha scorporato i componenti per autoveicoli.

La tecnologia giapponese su propulsione elettrica, software e controllo del veicolo incontra la capacità taiwanese di produrre in fretta e in grandi volumi. Il risultato dovrebbero essere piattaforme elettriche nate in Giappone, su cui un costruttore possa poi cucire il proprio modello. I primi clienti saranno i marchi nipponici, poi il resto del mondo con l’etichetta «Made in/by Japan». L’obiettivo almeno 5,6 miliardi di euro di fatturato nell’anno fiscale che parte ad aprile 2030.

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Il curriculum elettrico di Foxconn, intanto, ha qualche ammaccatura. Nell’ottobre 2020 il presidente Young Liu prometteva componenti o servizi per il 10% delle elettriche mondiali, circa tre milioni di unità tra il 2025 e il 2027. Siamo ancora piuttosto lontani.

Insegna Foxconn sopra stand tecnologico illuminato

C’era stato anche il tentativo di entrare in Nissan dopo la crisi finanziaria della casa, finito senza risultati. La mossa più visibile con un marchio giapponese resta Foxtron, la joint venture con la taiwanese Yulon, che nel 2025 ha firmato con Mitsubishi Motors per un’elettrica destinata ad Australia e Nuova Zelanda, in arrivo entro la fine del 2026.

Rilevare metà di un fornitore con una clientela già consolidata è una scorciatoia più sensata che disegnare auto da zero. Vedremo nei solo prossimi anni quanti alternatori e motorini d’avviamento diventeranno piattaforme elettriche di successo.

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