Un paio di giorni fa, i dipendenti dello stabilimento Audi di Neckarsulm hanno abbandonato le linee di montaggio per manifestare davanti ai cancelli. Dentro, ogni anno, escono più di 180.000 vetture, dalla A5 fino all’e-tron GT, passando per l’ammiraglia A8. Al momento, però, dallo stabilimento arriva solo tanta paura.
Il detonatore arriva all’inizio del 2026, con Oliver Blume, numero uno del Gruppo Volkswagen, che ha messo nero su bianco che il colosso di Wolfsburg non è in grado di garantire scenari competitivi a lungo termine oltre il 2030 per una serie di siti tedeschi. Neckarsulm è nella lista e con lei ci sono Emden, Zwickau e Hannover.

Non è la prima volta che questi avvertimenti restano sospesi nell’aria finché non diventano realtà. Lo stabilimento Audi di Bruxelles ha seguito esattamente questo copione: le voci nella prima metà del 2024, poi il silenzio, poi le linee ferme nel febbraio 2025. I lavoratori di Neckarsulm lo sanno e per questo chiedono risposte concrete, rassicurazioni, presto.
Volkswagen, gruppo che “contiene” anche Audi, punta a tagliare fino a 100.000 posti di lavoro a livello globale entro il 2030, stretta tra margini in calo, costi energetici e del lavoro tra i più alti d’Europa, e una concorrenza cinese che arriva con prodotti tecnologicamente maturi a prezzi imbattibili. Il piano prevede anche una riduzione del portafoglio modelli fino al 50% e un taglio della complessità di gamma del 75%. Meno varianti, meno optional, quindi meno stabilimenti necessari.
Neckarsulm ha una storia che vale la pena difendere. Qui nel 1969 è nata la prima Audi 100, sempre qui è stata perfezionata la tecnologia del telaio spaziale in alluminio che ha reso la A8 un riferimento di segmento. È lo stabilimento dove ha preso vita la R8, la supercar a motore centrale che ha ridefinito cosa può fare Audi quando vuole davvero. Insomma, non è uno stabilimento qualunque.
Il problema è che proprio i modelli più iconici del sito sono quelli con i giorni contati. L’A8 vende poco, l’e-tron GT è un gioiello di nicchia. Le uniche carte giocabili per il futuro sono A5 e A6, ma entrambe potrebbero finire in altri impianti sottoutilizzati del gruppo.

IG Metall e i rappresentanti dei lavoratori chiedono l’assegnazione di una piattaforma elettrica ad alto volume. È l’unica mossa che renderebbe Neckarsulm indispensabile oltre il 2030. In alternativa circolano ipotesi di partnership industriali nel settore della difesa. Volkswagen e Audi non hanno ancora confermato nulla di definitivo.
