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Auto storiche: guerra tra ACI e ASI

Polemica a due. Da una parte, l’Automobile Club d’Italia. Dall’altra, l’Automotoclub Storico Italiano

La bomba l’ha tirata l’ACI (Automobile Club d’Italia) alla 74a Conferenza del traffico e della circolazione: auto storiche, andrebbero cambiate molte cose in materia di normative. “Il Certificato di Rilevanza Storica, ha detto il presidente ACI Sticchi Damiani, viene rilasciato da un’associazione privata di cui non sappiamo nulla, nulla, nulla, e viene applicato sulla carta di circolazione. Dov’è il problema? Qui: un documento dello Stato non può essere imbrattato con delle cose che non sappiamo come, a che costo e con che sistemi sono state definite. Questo non è serio. Pronta la replica dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano). In 5 punti.

Auto storiche: la risposta dell’ASI

Il riferimento dell’ACI va ovviamente all’ASI, dice lo stesso Automotoclub Storico Italiano. Questa è la principale associazione che, insieme alla Federazione Motociclistica Italiana e ai Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo, è riconosciuta dallo Stato: articolo 60 del Codice della strada e decreto ministeriale del 17/12/2009. È ente certificatore. Questi enti operano applicando le normative previste dallo Stato. Polemica che già emerse quanto il Governo Renzi introdusse il bollo per le auto storiche.

Auto storiche: tutti d’accordo?

Sticchi Damiani, evidenzia Alberto Scuro, presidente di Automotoclub Storico Italiano, ha anche dichiarato che tutti gli attori del motorismo storico tranne ASI sarebbero d’accordo su un punto: la necessità di stilare una lista di veicoli che a parità di anzianità e grado di conservazione avrebbero la possibilità di essere tutelati come storici. Con questa lista, lo Stato aiuterebbe chi possiede veicoli costosi ed esclusivi. E aiuterebbe chi non chi vuole conservare, osservando le specifiche normative previste, veicoli più diffusi e di minor valore, ma che hanno comunque segnato la storia del nostro Paese e delle nostre famiglie.

Cosa dicono gli enti certificatori sulla proposta ACI

Per l’ASI, quattro dei cinque enti certificatori nazionali sono contrari a stilare la lista proposta da ACI. Che non trova riscontro né nelle direttive europee né nelle indicazioni della Federazione internazionale dei veicoli storici (FIVA), né nelle normative di altri Paesi europei.

Vettura storica come un patrimonio

I veicoli vecchi in Italia sono moltissimi, sottolinea Alberto Scuro. Ma quelli storici pochissimi. E se si vuole tutelare quello che è un vero e proprio patrimonio nazionale, non si deve far confusione tra loro: i veicoli che alla Motorizzazione risultano circolanti sono 56 milioni, quelli ultraventennali 12 milioni. Quelli storici con oltre vent’anni sono 400.000 circa. Numeri completamente diversi da quelli dei veicoli vecchi e che si commentano da soli. Inoltre, tutti questi veicoli storici hanno mediamente percorrenze annue bassissime. Il mancato rinnovamento del parco auto italiano non è quindi legato ai veicoli storici che lo Stato tutela, ma a problemi ben diversi.

Enti privati accertatori e vetture storiche

Il fatto poi, chiosa il presidente dell’ASI Scuro, che attività di interesse pubblico non possono essere delegate a privati, come ancora ha espresso Sticchi Damiani, è una tesi piuttosto ardita. Demandare mansioni a enti che, anche se privati, hanno l’esperienza per fare una specifica attività è uno strumento importante e decisamente poco costoso rispetto alla gestione pubblica.