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Bollo auto, follia nuova ipotesi: colpirà i più poveri

Il presidente Unrae Crisci: “Bastano pochi euro sulle auto più anziane”

Bollo auto

Per incassare i fondi necessari al finanziamento della manovra 2020 e introdurre gli ecobonus il governo giallorosso potrebbe riparametrare il bollo auto. Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha spiegato che in vista del prossimo anno serviranno 30 miliardi di euro, tra cui 23 necessari a disattivare le clausole di salvaguardia Iva. Rimangono 7 miliardi da recuperare. Secondo voci di corridoio circolate negli ultimi giorni, il potere legislativo starebbe valutando se attuare delle modifiche sulla tassa di circolazione, così da sostenere il tanto sbandierato taglio del cuneo fiscale e le politiche verdi.

Bollo auto: da riparametrare per il presidente Unrae

Nella prossima manovra “bisognerà proseguire con l’ecobonus già avviato, ma sicuramente migliorandolo e rafforzandolo. Soprattutto perché noi costruttori sappiamo – tenendo conto dei numerosi prodotti in arrivo sul mercato, dei loro prezzi e delle loro emissioni – che nel 2020 i fondi a disposizione potrebbero durare poche settimane. Lancia l’invito Michele Crisci, presidente dell’Unrae (l’Associazione delle Case automobilistiche estere) e amministratore delegato di Volvo Car all’Adnkronos.

Il decreto-legge Clima

Le dichiarazioni arrivano contestualmente alle ipotesi di un ‘buono mobilità’ per sollecitare la rottamazione del vecchio parco auto inquinante e introdurre un abbonamento ai mezzi pubblici ridotto da 2mila a 1.500 euro, subito introdotto, già nel 2019, ossia in anticipo rispetto alle previsioni iniziali, con una prima tranche di 5 milioni di euro. Lo riporta la bozza conclusiva del decreto-legge Clima, attuato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa (Movimento 5 Stelle) attualmente in discussione dagli altri ministeri, in particolare Economia e Infrastrutture.

Ognuno degli anni 2020 e 2021 conterà su un Fondo di 100 milioni di euro, spettante “ai residenti nei Comuni interessati dalle procedure di infrazione comunitaria che rottamano, entro il 31 dicembre 2021, autovetture omologate fino alla classe Euro 4” e usufruibile entro i tre anni successivi “per l’acquisto, anche a favore di un convivente, di abbonamenti al trasporto pubblico locale e di altri servizi nonché per l’abbonamento a sharing mobility con veicoli elettrici o a emissioni ridotte”.

Il “buono mobilità” non rileva ai fini del reddito imponibile del beneficiario e non è, di conseguenza, conteggiato nella certificazione Isee. La bozza del d.l. – attualmente composta da 14 articoli – dispone peraltro l’apertura di una Piattaforma per contrastare il cambiamento climatico e la qualità dell’aria. A questo proposito, suggerisce l’avvio di un Programma strategico per “il rinnovo integrale, entro cinque anni, dei mezzi di trasporto pubblico locale con mezzi a basso o nullo impatto ambientale”, con una ricognizione sugli investimenti disponibili a legislazione vigente.

Fondi “insufficienti” al cambiamento: i benefici nel rivedere il bollo auto

Il piano attualmente vagliato non sarebbe sufficiente per Crisci a dare lo slancio decisivo alla mobilità sostenibile, una realtà sulla quale tutti i Governi devono confrontarsi. “Per far sì che questo bonus possa essere utilizzato da chi vuole passare all’elettrico, il fondo – sottolinea Crisci all’Adnkronos deve diventare molto più consistente, almeno 7 -8 volte quello attuale. E siccome il ‘malus’ – che è stato totalmente inefficace in termini di disincentivo agli acquisti di vetture più inquinanti – non sostiene questo fondo, bisogna pensare a nuovi interventi”. Come “riparametrare il bollo”. “Bastano pochi euro sul bollo auto delle auto più anziane per raccogliere centinaia di milioni di euro, che possono andare a coprire gli interventi a cui pensiamo”.

Se sul mercato italiano “che – stima l’amministratore delegato di Volvo Italia – quest’anno dovrebbe chiudere intorno a 1,88 milioni di auto nuove, quelle ibride o elettriche dovrebbero essere circa 90 mila, nel 2020 non è escluso che si possano toccare le 200 mila unità ‘verdi’: ecco perché sarebbe vitale stanziare fondi consistenti per accelerare il rinnovamento.

“Vetture ante Euro 3 da eliminare”

L’Unrae evidenzia il suo presidente sta elaborato una agenda “che vuole condividere con Federauto, Anfia ed Fca, con le proposte per la prossima legge di stabilità e che punta innanzitutto a intervenire sul parco circolante: le vetture ante Euro3 dovrebbero essere tolte dalla strada, magari dandosi un target di 3 o 4 anni, e per farlo bisogna dare a quei clienti che non cambiamo auto da 10 anni, di passare magari a un usato Euro 5 o 6 con un costo sostenibile”.

Dunque, chiosa Crisci, “serve un approccio pragmatico, anche con un incentivo ‘usato con usato’, che ovviamente va contro la nostra azione – che è quella di vendere auto nuove – ma che offre grandi benefici per l’ambiente: se un automobilista passa da una vettura Euro2 a una Euro 6 il vantaggio è del 90%”, in termini di emissioni dannose. Sicuramente però al fine di scoraggiare eventuali distorsioni o irregolarità “serviranno delle regole, e potenzialmente sarebbe meglio evitare di erogare questi incentivi negli scambi fra privati”. L’ideale, conclude, sarebbe “che uno possa accedere a questi incentivi se si rivolge a un concessionario o a un rivenditore”.

La bozza Nadef

La bozza della Nota di Aggiornamento del DEF (Nadef) inizia così: “Siamo convinti di poter imprimere un cambio di passo alla politica economica già con la prossima Legge di Bilancio e che si sia aperta un’opportunità di disegnare riforme incisive e preparare un vero rilancio dell’economia italiana”. Il DEF è il Documento di Economia e Finanza, fondamentale per la stesura della nuova Legge di Bilancio.

Seguono stime non ufficiali: “Per quanto riguarda la proiezione del rapporto Debito/Pil, partendo dal livello previsto per fine 2019 (135,7%) e ipotizzando proventi da dismissioni e altri introiti in conto capitale destinati al fondo di ammortamento del debito pubblico per 0,2 punti percentuali di Pil all’anno, il rapporto scenderebbe al 135,1 per cento nel 2020 e quindi al 133,6 per cento nel 2021 e al 131,4 per cento nel 2022. La flessibilità sul deficit è di circa 14,4 miliardi, lo 0,8% del Pil; l’indebitamento tendenziale del 1,4% mentre il programmatico è stato pari al 2,2%.

Tra le voci che faranno confluire risorse ci saranno pure la riduzione “delle spese fiscali e dei sussidi dannosi per l’ambiente e nuove imposte ambientali, che nel complesso aumenterebbero il gettito di circa lo 0,1 per cento del Pil, cioè circa 1,7-1,8 miliardi. E oltre “0,1 punti di Pil” proverranno da “altre misure fiscali, fra cui la proroga dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione di terreni e partecipazioni. Previsti interventi anche per privatizzazioni e la per la ‘svolta green’”.