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Fiat Chrysler: Ciacciarelli invoca un tavolo permanente

Il Consigliere Regionale del Lazio ha scritto personalmente a Fca

Pasquale Ciacciarelli

Assordante da parte della Regione Lazio il silenzio sulla mia proposta di istituire un tavolo tecnico sulla Fiat”. In un comunicato, il Consigliere Regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli (Forza Italia) lancia l’ennesimo allarme. Non sentendosi ascoltato, l’onorevole ha preso direttamente contatto con il gruppo italo-americano.

“Pertanto ho deciso, da componente della Commissione Sviluppo, di scrivere personalmente alla dirigenza Fca per istituire un tavolo permanente in grado di monitorare la situazione e dare risposte a migliaia di lavoratori con il fiato sospeso – spiega Ciacciarelli -. Quella di cui parliamo è una crisi molto grave, che, tuttavia, non sta avendo la giusta attenzione da parte della politica. Io non ho mai sottovalutato la cosa, soprattutto dopo l’istituzione dell’ecotassa, vero e proprio flagello per i piani industriali di Fca in Italia”.

“Il governo giallo-verde ha dimostrato una totale negligenza di fronte alla piena occupazione di migliaia di operai ed impiegati, quelli dello stabilimento Fiat Chrysler di Piedimonte San Germano, e la stessa cosa sta facendo Zingaretti nel Lazio. Dico io, ci vuole tanto a convocare un tavolo di crisi? Dovrebbe essere il primo pensiero di Zingaretti, vista l’importanza che lo stabilimento riveste per tutto il Centro Italia. Ma è evidente che ha ben altro a cui pensare, tipo cercare di rovinare anche l’Italia intera come ha fatto con il Lazio”, conclude Ciacciarelli.

Sulla recessione che sta colpendo Fca Cassino Plant, il politico aveva già portato a galla dati allarmanti: “Ma i fatti da parte del nostro presidente sono pari a zero. Il gruppo automobilistico ha chiuso anche il secondo trimestre del 2019 con il segno meno: le consegne sono crollate del’11%, 1.157.000 veicoli, un brutto calo rispetto al 2018. A dirlo è lo stesso amministratore delegato Manley”.

Fiat: Ciacciarelli boccia le istituzioni

“La parabola discendente in Italia è iniziata con l’adozione da parte del governo gialloverde del provvedimento noto come ecotassa – aveva proseguito -.  La situazione è estremamente drammatica per il settore dell’automotive in Italia, la Regione dovrebbe tenere alta l’attenzione sullo stabilimento Fiat Chrysler di Piedimonte San Germano/Cassino, ma sembra che abbiano tutti voglia di andare in vacanza… Una questione cruciale come questa non può essere messa in stand-by. Zingaretti è vergognoso.

Mentre lo scorso luglio dichiarava. “Al trend negativo annunciato dal rapporto del Ministero dei Trasporti per le vendite FCA vanno a sommarsi previsioni future tutt’altro che rosee aveva dichiarato lo scorso luglio -.  Da gennaio a giugno c’ è stato un calo del 47,2% per i modelli del marchio Alfa Romeo prodotti a Cassino”.

Dramma nel dramma

Fca ha registrato un calo delle vendite a giugno del 13,5% in Europa, con la quota di mercato che scende al 6,1% – sottolineava con preoccupazione il sindacato Fiom-Cgil -. La situazione è estremamente drammatica per il settore dell’automotive in Italia, in particolar modo per lo stabilimento FCA di Piedimonte San Germano, e non fa altro che alimentare un clima di incertezza sul futuro dello stabilimento e dei lavoratori. La cassa integrazione per 3000 di questi, inoltre, è quasi terminata, e poi non ci saranno più altri ammortizzatori sociali.

Alla luce degli sviluppi, Ciacciarelli prospettava “dunque, un dramma nel dramma. Il lavoro è una questione cruciale, soprattutto in un territorio martoriato dalla disoccupazione e dalla crisi, come il nostro, pertanto è necessario tenere alta l’attenzione sullo stabilimento Fiat Chrysler di Piedimonte San Germano/Cassino.

Settimane fa è stata approvata in Consiglio Regionale la mozione, di cui sono firmatario, insieme ad altri colleghi, che impegna il presidente Zingaretti e la Giunta ad istituire un tavolo ministeriale permanente per monitorare la situazione relativa allo stabilimento FCA di Piedimonte San Germano di cui facciano parte i rappresentanti del Gruppo FCA ed i sindaci dei Comuni interessati, al fine di elaborare adeguate politiche di contrasto alla crisi e sostegno al territorio. 

Non si può più aspettare oltre. Non capisco Zingaretti, cosa aspetta? Io dico che dalle carte bisogna passare ai fatti e dare risposte concrete ai lavoratori sul loro futuro”. Le parti coinvolte dovrebbe intavolare un discorso sull’occupazione garantita e sui progetti aziendali futuri, dal suv Maserati Levantino ai modelli premium che sostituiranno Stelvio e Giulia.

In ballo il destino di migliaia di lavoratori

“Ebbene, non si perda la bussola – aggiungeva Ciacciarelli -, non possiamo permetterci in quanto rappresentanti delle istituzioni di distrarci un solo momento, ne va del futuro di migliaia di lavoratori e, di conseguenza, della stabilità di intere famiglie. È necessario verificare, inoltre, le ricadute sul territorio degli investimenti previsti nei bandi FESR 2014-2020, con l’obiettivo di definire un quadro di interventi per le aziende in difficoltà, anche al fine di sostenere idonei interventi per diversificare la produzione industriale, anche alla luce delle nuove tecnologie”.

“Ma anche promuovere una proposta di revisione della normativa vigente in materia di riconoscimento delle aree di crisi industriale complessa attraverso il superamento dei criteri di individuazione dei territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale, come quelle derivanti dalla crisi del settore automobilistico”, sentenziava Ciacciarelli.

Il testo riporta nei punti iniziali alcuni numeri sull’attuale crisi, con particolare riferimento a Fiat Chrysler, dovuta, sostengono i proponenti, anche dagli ecobonus. Tra i più preoccupanti spiccano il -11% delle immatricolazioni nei primi sei mesi del 2019; le vendite dimezzate del marchio Alfa Romeo nello stesso periodo; e la diminuzione da 5.100 a 3.700 dipendenti presso lo stabilimento di Piedimonte San Germano nell’ultimo triennio.

L’impegno della Regione

Per arginare questi problemi e sollecitare una risalita, la Regione ha provveduto al rifinanziamento annuale della legge n. 46/2002, mentre i Comuni del Lazio meridionale hanno adottato ammortizzatori per le famiglie del personale Fca e dell’indotto. 

Presidente e Giunta Regionale si impegnano a: promuovere una proposta di revisione della normativa in vigore che consenta l’utilizzo delle risorse statali, in quanto la crisi coinvolge l’intero settore; verificare il rendimento degli investimenti previsti nei bandi Fesr 2014-2020, l’obiettivo di definire un quadro di interventi per le aziende in difficoltà, anche attraverso le nuove tecnologie, con particolare riferimento allo stabilimento alla Fca Cassino Plant.

“C’è una grande preoccupazione per la crisi economica che attraversa questo territorio che è legato per il 90% alla casa automobilistica – aveva spiegato Enzo Salera, il sindaco di Cassino -. C’è preoccupazione soprattutto per gli operai dell’indotto“, evidenziando che sono in esaurimento “gli ammortizzatori sociali”. Il documento è stato sottoscritto per parti separate su richiesta del Movimento 5 stelle perché non sono state condivise alcune premesse né il primo punto del documento redatto.

Teresa Bellanova sulla crisi di Fiat: “Il Governo non vuole sentire”

La senatrice Teresa Bellanova, capogruppo del Partito Democratico in commissione Attività Produttive del Senato, ha replicato nei giorni passati all’intervista rilasciata dal presidente di Unindustria, Giovanni Turriziani. Il vice presidente del Lazio aveva lamentato l’apatia della classe politica di fronte alla crisi nel settore automotive. E aveva puntato il dito contro il mancato intervento dopo l’introduzione di ecobonus ed ecotassa, provvedimenti che avrebbero danneggiato le produzioni premium di Fca Cassino Plant.

 “Il presidente di Unindustria ha perfettamente ragione: il Governo è sordo, ha dichiarato Bellanova a Il Sole 24 Ore. “Parlano i numeri. Quello sull’eco-tassa è un allarme già raccolto con una mozione e un disegno di legge, a mia prima firma e sostenuta da numerosi senatori Pd, perché vengano soppresse le relative disposizioni presenti nella Legge di Bilancio. Porterò nuovamente la questione all’attenzione della Commissione Attività Produttiva e dell’Aula.

Oltre a chiedere chi si sta occupando di Fiat Chrysler, lei amplierebbe la riflessione. “Il punto vero è: ma chi si occupa dell’intero sistema-Paese e della sua economia. Di cui, peraltro, la componentistica automotive è un segmento chiave. La crisi della Germania dovrebbe impensierirci non poco. Ma chi governa ora l’Italia è impegnato esclusivamente nel conflitto interno ad alta, altissima o bassa intensità che occupa tutta la scena e riduce ad orpelli tutte le questioni serissime che invece vengono fatte marcire”

Catastrofe in arrivo

L’onorevole ha criticato, poi, “un Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico che, alle difficoltà che si annunciavano a livello globale sull’automotive, invece di discutere con le parti sociali, ha risposto con l’ecotassa, mettendo in crisi non solo FCA ma un intero segmento. Se non è fallimento questo!.

Come detto in passato da Turriziani, la stessa Bellanova crede sia rilevante rivedere l’eco-tassa “introdotta frettolosamente” (da quando è entrata in vigore le vendite delle produzioni Alfa Romeo presso Fca Cassino Plant sono crollate). “La nostra mozione e il nostro disegno di legge chiedono al Governo modifiche e l’apertura di un tavolo con le imprese produttive, le organizzazioni sindacali e gli esperti del settore dell’automotive per scongiurare il rischio del crollo occupazionale e di una nuova crisi del mercato dell’auto in Italia. In Aula abbiamo più volte rilevato come il meccanismo del bonus-malus è una minaccia per i livelli occupazionali dei diversi stabilimenti FCA nel nostro Paese e dell’indotto”.

Il Movimento 5 Stelle sostiene tuttora che il suo provvedimento sia efficace. Bellanova la vede diversamente: La stima di perdita di circa 100mila immatricolazione, con un’inversione di rotta rispetto al boom degli acquisti registrati grazie anche alle misure messe in campo dagli ultimi governi di centrosinistra, avrebbe indotto chiunque a un ripensamento – ha commentato –. Di Maio e Salvini no. Hanno tirato dritto”. E ha spiegato: Le interdipendenze nel mondo globalizzato non sono una leggenda metropolitana. Se un Paese smette di essere la seconda manifattura d’Europa e la settima nel mondo qualcun altro se ne avvantaggerà”.