Meno di 400 dollari per ogni auto venduta contro una cifra che, per alcuni concorrenti cinesi, può superare i 2.700 dollari. È il divario negli investimenti dedicati alle elettriche messo in evidenza da Dale Hall, responsabile dei programmi globali dell’International Council on Clean Transportation. Nel gruppo dei costruttori che spendono meno figurano Ford, General Motors e Stellantis; dall’altra parte ci sono BYD, SAIC e Geely.
Stellantis, Ford e GM investono meno di 400 dollari per auto venduta nelle elettriche, contro i 2.750 dei rivali cinesi
Hall ha pubblicato il confronto in un editoriale su Automotive News, mentre BYD si è appena lasciata alle spalle Tesla nelle vendite mondiali di auto elettriche. Il sorpasso, avvenuto nel 2025, ha dato forma a una preoccupazione che da tempo circola tra i costruttori occidentali: la leadership tecnologica e commerciale non è più una certezza.
Tesla vende ancora più elettriche di Ford, GM e Stellantis messe insieme. Ma BYD cresce e i suoi concorrenti cinesi riescono a presentare nuovi modelli con una rapidità che mette sotto pressione le case tradizionali. Jim Farley, amministratore delegato di Ford, ha parlato apertamente della qualità delle auto cinesi e dell’efficienza delle loro fabbriche. Anche dirigenti di Honda e Toyota hanno raccontato di essere rimasti colpiti dai livelli di automazione incontrati durante visite agli stabilimenti in Cina.
Per Hall, il problema americano non si spiega soltanto con le scelte delle singole aziende. I gruppi avevano programmato investimenti contando sugli incentivi dell’Inflation Reduction Act, ma il quadro è cambiato: sono stati eliminati crediti fiscali per chi compra un’elettrica e sostegni alle infrastrutture di ricarica, mentre alcuni finanziamenti per produrre batterie e veicoli sono stati bloccati o interrotti.
La frenata ha già avuto conseguenze sui piani industriali. Ford ha ridotto alcune iniziative elettriche, indicando tra le ragioni una domanda più debole del previsto e costi difficili da sostenere. Anche Stellantis e GM devono decidere quanto investire in un mercato dove le regole possono cambiare e i volumi non sono sempre quelli attesi. Tagliare le spese può limitare le perdite nell’immediato, ma lasciare spazio ai rivali.
La Cina, intanto, controlla una parte decisiva della filiera. Produce circa il 70% delle batterie per auto e l’80% delle celle, secondo le cifre riportate da Hall, e dispone di una rete pubblica di ricarica molto più estesa di quella statunitense. Fornitori vicini agli stabilimenti e grandi volumi aiutano a contenere i costi, con effetti visibili sui prezzi dei modelli.
Hall indica nelle elettriche accessibili una priorità per i costruttori occidentali. Sulla filiera cinese restano però le denunce riguardanti salari, sicurezza e possibili casi di lavoro forzato.


