In Regno Unito si possono spendere 15mila sterline (poco più di 17.000 euro) per quella che è praticamente una supercar a tre porte. Qualcuno potrebbe obiettare, ma chi lo fa probabilmente non ha mai sentito un motore Busso girare. L’Alfa Romeo 147 GTA è figlia di un’epoca d’oro e, com’è ovvio, non sapeva di esserlo.
All’inizio degli anni Duemila il segmento delle hot hatch era un carnevale: la Focus RS, la Golf R32, la Civic Type R, la Mini sovralimentata. Ognuna con la sua schiera di fedeli. La 147 GTA non era la più agile come le trazione anteriore più leggere, non era rassicurante come le quattro ruote motrici, ma aveva un V6 Busso da 247 CV sotto il cofano e un’estetica che è invecchia benissimo.
A venticinque anni di distanza, il mercato dei collezionisti ha già emesso il suo verdetto sulle rivali coetanee. La Focus RS supera i 45.000 euro, le R32 viaggiano intorno ai 35.000, anche le Mini compatte superano i 20.000. L’Alfa, invece, è ancora lì: 14.995 sterline per un esemplare con un solo proprietario, meno di 150.000 km e storia documentata.
Neanche a dirlo, la guida a destra fa la differenza di prezzo. In Italia, gli esemplari sotto i 100.000 chilometri e in buone condizioni superano facilmente i 30.000 euro. Quello inglese di Chesterfield non è un affare nel senso classico del termine, ma in rapporto a ciò che offre, sembra una delle poche occasioni rimaste in un mercato che ha definitivamente smesso di fare sconti.
Il motivo per cui la GTA non ha tenuto il passo delle rivali nella corsa alle quotazioni è semplice: una Ford sportiva o una Golf vendono di più, e il mercato secondario segue la domanda.
La carrozzeria grigio scuro e gli interni in pelle bicolore raccontano ancora di un progetto che aveva la raffinatezza come priorità. I controlli tecnici sono incoraggianti. C’è qualche voce sugli pneumatici, una 147 GTA li consuma come se fossero usa e getta.
Non sarà mai economica da mantenere. Ma i motori migliori non lo sono mai stati, e il Busso, ora più che mai, con i propulsori termici che escono di scena uno dopo l’altro, si annovera senza dubbio tra questi.



