Le prime prove su strada della nuova Jeep Recon 2026 sono arrivate negli Stati Uniti e il quadro che emerge è piuttosto chiaro: il nuovo SUV elettrico convince soprattutto quando lascia l’asfalto, mentre autonomia, ricarica e prezzo sollevano qualche dubbio. Road & Track, Car and Driver e MotorTrend hanno guidato nelle ultime ore la Recon Moab, mettendo alla prova il modello con cui Jeep prova a portare nell’elettrico buona parte dello spirito della Wrangler.
Jeep Recon 2026, cosa dicono le prime prove americane
Di potenza, sicuramente, non ne manca. La Recon utilizza due motori elettrici che sviluppano complessivamente 670 CV e 620 lb-ft di coppia, circa 840 Nm. Jeep dichiara uno 0-60 mph in 3,6 secondi e MotorTrend conferma che su strada le prestazioni si sentono tutte.
Il SUV risponde immediatamente all’acceleratore e, nonostante dimensioni e peso, riesce a essere più rapido e agile di quanto ci si potrebbe aspettare. Con oltre 2,7 tonnellate sulla bilancia, però, nessuno la scambia per una sportiva.
È quando finisce l’asfalto che la Recon sembra trovare davvero il proprio ambiente. La versione Moab dispone di 9,1 pollici di altezza da terra, modalità di guida dedicate, differenziale posteriore bloccabile elettronicamente e protezioni per affrontare i percorsi più impegnativi.
MotorTrend l’ha provata tra passaggi con forte inclinazione, rocce e guadi, trovandola molto sicura e facile da controllare. Anche Road & Track sottolinea come, una volta entrati sullo sterrato, il comportamento del SUV risulti molto più convincente rispetto alla guida su strada.
C’è poi una caratteristica che la avvicina parecchio alla filosofia Wrangler: porte e finestrini posteriori possono essere rimossi senza utilizzare attrezzi. È disponibile anche il tetto elettrico Sky One-Touch, che permette di aprire quasi completamente l’abitacolo. Una soluzione che rende la Recon piuttosto particolare nel panorama dei SUV elettrici e che, secondo le prime prove, contribuisce parecchio al suo carattere.
Il vero punto debole emerge quando si guarda alla parte elettrica. La batteria ha una capacità di 100,5 kWh, ma l’autonomia EPA della Recon Moab si ferma a 222 miglia, vale a dire circa 357 km. Un dato non particolarmente generoso considerando la capacità dell’accumulatore e il tipo di utilizzo a cui dovrebbe prestarsi una Jeep di questo genere. Pneumatici all-terrain, carrozzeria squadrata e peso elevato presentano inevitabilmente il conto in termini di efficienza.
Anche la ricarica non è tra le più avanzate disponibili oggi. La Recon utilizza un’architettura a 400 Volt e Jeep dichiara un passaggio dal 5 all’80 per cento in circa 28 minuti presso una colonnina rapida. Secondo MotorTrend, in dieci minuti si possono recuperare circa 100 miglia di autonomia. Numeri discreti, ma ormai diversi concorrenti con sistemi a 800 Volt riescono a fare meglio.
A far discutere è infine il prezzo. MotorTrend indica per la Recon Moab una base di 66.995 dollari, mentre Car and Driver parla di 68.990 dollari per l’esemplare provato. Proprio Car and Driver mette in evidenza come autonomia contenuta e prezzo elevato possano complicare la vita alla nuova Jeep, soprattutto davanti a rivali elettriche più efficienti.
Il giudizio generale delle prime recensioni, però, non è quello di un’auto senza personalità: la Recon viene descritta come veloce, capace e soprattutto credibile quando il terreno comincia a diventare difficile.



