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Citroën BX GTi: l’auto del 1986 che ha ridefinito la berlina sportiva

Nel luglio 1986 Citroën BX GTi ridefinì il concetto di berlina sportiva, combinando 125 CV, leggerezza e prestazioni brillanti con il comfort delle sospensioni idropneumatiche. Disegnata da Marcello Gandini per Bertone, conquistò appassionati e concorrenti grazie al carattere anticonformista del marchio. L’anno seguente arrivò la più potente GTi 16 Valvole da 160 CV.

Citroën BX GTi

Ci sono auto che lasciano il segno, anche senza entrare nel mondo dei sogni. È il caso della Citroën BX GTi, che ha dato connotati diversi al tema della berlina sportiva. Questo non stupisce, per la naturale propensione ad innovare della casa del “double chevron“, che ha sempre amato rompere gli schemi.

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Il debutto del modello avvenne nel mese di luglio del 1986. Sono passati, quindi, 40 anni dalla presentazione: un compleanno importante, che merita di essere celebrato con tutti gli onori.

Nata come versione sportiva della gamma BX, nell’ambito del suo restyling, la vettura in esame prese il posto della Sport. Portava in dote il comfort e le doti dinamiche tipiche del marchio, in un quadro prestazionale degno delle migliori berline sportive dello stesso segmento di mercato, tedesche su tutte.

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La Citroën BX GTi sapeva miscelare al meglio fattori apparentemente in contrasto fra loro. Riusciva a farlo con lo spirito irriverente del “double chevron”, sempre ostile verso gli schemi precostituiti e le regole della normalità. L’energia dinamica del modello giunge da un motore a 4 cilindri, disposto sotto il cofano anteriore.

Questo cuore è in grado di sviluppare una potenza massima di 125 cavalli e una coppia di 175 Nm a 4.500 giri al minuto, su un peso di appena 1.025 chilogrammi. Ne deriva una felice equazione dinamica, anche in termini di metriche. Basti dire che lo scatto da 0 a 100 km/h viene liquidato in 9,8 secondi, mentre la punta velocistica si spinge a quota 198 km/h. Il chilometro con partenza da fermo passa in archivio in 30,5 secondi, una prestazione notevole per l’epoca.

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Di alto livello, come dicevamo, il comfort, specie in relazione all’indole del prodotto. Gran parte del merito è delle sospensioni idropneumatiche, frutto dell’ingegneria del brand transalpino, che ne ha fatto un elemento tecnico caratterizzante delle sue auto. Qui sono irrigidite rispetto alle altre versioni della gamma BX, per enfatizzarne il carattere sportivo senza mai compromettere il comfort.

Pure oggi stupisce come questa tecnologia consenta di assorbire efficacemente le irregolarità della strada assicurando al contempo una tenuta impeccabile, anche alle alte velocità.

Ancora più tonica e seducente, nella dimensione sportiva, è la Citroën BX GTi 16 Valvole, che arrivò l’anno dopo, per insediarsi al vertice della gamma. Con lei prese forma una delle prime applicazioni in assoluto dei motori plurivalvole sulle vetture di serie, a riprova dello spirito ardimentoso del “double chevron”.

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La carrozzeria, in entrambe le configurazioni, nacque dall’estro creativo di Marcello Gandini per Bertone. Non parliamo di un designer qualunque, ma dell’uomo cui va il merito di aver partorito capolavori assoluti come la Lancia Stratos e, soprattutto, le Lamborghini Miura a Countach. Credo non occorra aggiungere altro per dare un’idea sul profilo dell’autore. L’aggiornamento fu effettuato invece da Carlo Olsen, già autore del design di AX e CX Serie 2.

Ad otto lustri dal suo lancio, la Citroën BX GTi continua a occupare un posto speciale nell’immaginario collettivo come una delle berline più memorabili della sua epoca. Progettata in un contesto di forte concorrenza nel segmento delle vetture sportive familiari, riuscì a imporre una visione originale. A suo merito va, in particolare, la capacità di unire le prestazioni di alto lignaggio alle doti di comfort e dinamismo tipiche della casa automobilistica francese.

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Rispetto alla BX di Gandini, la GTi si giovava degli elementi di aggiornamento portati al debutto con il restyling del luglio 1986. Tra questi: i parafanghi anteriori e posteriori più larghi, i paraurti più avvolgenti e in tinta e gli indicatori di direzione bianchi allineati ai fari. La sua carrozzeria era completamente sottoposta a trattamento di zincatura per prevenire la corrosione.

Citroën BX GTi

Lunga come le sorelle più tranquille (4,24 metri), la Citroën BX GTi godeva di una specifica caratterizzazione visiva. A distinguerla immediatamente dagli altri allestimenti della gamma ci pensavano lo spoiler posteriore, i fari fendinebbia derivati dalla Sport, i copriruota specifici e gli pneumatici dedicati.

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I più attenti, osservandola, noteranno anche la presenza di discreti loghi sui montanti posteriori e sul portellone, che mettono ulteriormente in risalto la sua inclinazione alle performance. Uno dei punti di forza della berlina francese in esame è, come dicevamo, il felice rapporto peso/potenza (8,2 kg/CV), reso possibile dalla progettazione ottimizzata, che ha tolto materiale dove non serviva.

Di solito artifici del genere si applicano sulle versioni speciali delle auto più sportive, ma gli uomini del “double chevron” fecero tesoro dell’esperienza anche in un ambito meno estremo. Così riuscirono a fare meglio della maggior parte delle concorrenti del tempo, guadagnando punti sul piano dinamico e del piacere di guida.

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La Citroën BX GTi sa conciliare la sua tempra muscolare con una straordinaria facilità d’uso quotidiana, in linea con lo spirito versatile e flessibile delle opere del marchio francese. Buona l’azione frenante garantita dai quattro dischi, con ABS a richiesta. Possiamo parlare di un’auto reattiva e rassicurante.

Ricca, per i canoni del tempo, la dotazione di bordo. Ci sono sedili in velluto regolabili in altezza, retrovisore elettrico lato passeggero, chiusura centralizzata, quadro strumenti specifico a sei strumenti, spia di segnalazione porte aperte e predisposizione autoradio. Tra gli optional, i sedili in pelle, il computer di bordo e i cerchi in lega leggera.

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Con il Model Year 1988 giunse la già citata BX GTi 16 Valvole, equipaggiata con il nuovo propulsore XU9J4 da 1.905 centimetri cubi, in grado di sviluppare 160 cavalli di potenza massima a 6.500 giri al minuto. Così la punta velocistica si spinse a quota 218 km/h, mentre l’accelerazione da 0 a 100 km/h si ridusse a 7,9 secondi. Qui l’ABS era di serie. Nel 1989 fu introdotta una nuova variante della GTi a 8 valvole: la 4X4, a trazione integrale permanente.

Fonte | Stellantis