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Stellantis, nuova tegola dal Nord America: saltano gli accordi sui dazi e il conto rischia di essere pesantissimo

Il fallimento dell’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Canada mantiene al 25% le tariffe sulle auto prodotte in Canada, esponendo Stellantis a costi più elevati rispetto ai concorrenti. La situazione pesa sulla strategia nordamericana del gruppo, che prevede 60 miliardi di dollari d’investimenti entro il 2030, e alimenta i dubbi sul futuro dello stabilimento di Brampton.

Stellantis USA

Brutte notizie dal Nord America per Stellantis. L’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Canada, che fino a pochi giorni fa sembrava ancora possibile, alla fine è saltato. Una situazione che rischia di creare nuovi problemi al gruppo guidato da Antonio Filosa, soprattutto considerando quanto il mercato nordamericano sia centrale nei piani per i prossimi anni.

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Dopo giorni di trattative, Washington e Ottawa non sono riuscite a trovare un punto d’incontro e sono così scattate nuove tariffe americane del 50% su diversi prodotti provenienti dal Canada. Nel complesso si parla di circa 20 miliardi di dollari di merci interessate, una cifra non enorme se confrontata con i circa 900 miliardi di scambi commerciali tra i due Paesi. A preoccupare, però, sono soprattutto le possibili conseguenze su settori molto più importanti.

Stellantis rischia di pagare caro lo scontro tra Stati Uniti e Canada

Uno di questi è naturalmente quello dell’auto. Negli ultimi giorni si era fatta strada la possibilità di un alleggerimento dei dazi applicati alle vetture prodotte in Canada, oggi pari al 25%. La trattativa avrebbe potuto portarli al 15% grazie ad alcune deduzioni legate alla componentistica. Per Stellantis sarebbe stata una notizia particolarmente importante, visto che il gruppo può contare in Canada sugli stabilimenti di Windsor e Brampton.

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Le speranze di un’intesa avevano avuto effetti positivi anche in Borsa. La scorsa settimana il titolo Stellantis era arrivato a guadagnare fino al 6%, mentre segnali favorevoli erano arrivati anche per General Motors e Ford, entrambe presenti con attività produttive sul territorio canadese. Lo stop improvviso alle trattative rimette però tutto in discussione.

Stellantis USA

Uno dei nodi principali riguarda proprio i componenti delle automobili. Gli Stati Uniti volevano escludere dal calcolo dei dazi soltanto le parti prodotte sul proprio territorio, mentre il Canada chiedeva di considerare anche quelle realizzate in Canada e Messico. Un dettaglio solo in apparenza, perché la produzione automobilistica nordamericana funziona attraverso una filiera estremamente integrata. Non è raro che componenti e veicoli attraversino più volte i confini prima di arrivare al prodotto finale.

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Per Stellantis il mantenimento dei dazi al 25% rischia dunque di diventare un problema serio. Il gruppo potrebbe trovarsi a sostenere costi più elevati rispetto ad alcuni concorrenti che importano automobili dall’Europa, dal Giappone o dalla Corea del Sud, dove le tariffe si fermano invece al 15%. Una differenza che, su grandi volumi, può pesare parecchio sui conti.

La vicenda arriva inoltre in un momento delicato per Stellantis. Il gruppo ha previsto circa 60 miliardi di dollari di investimenti entro il 2030, con il 60% delle risorse destinato proprio al Nord America. Solo nell’autunno del 2025 erano stati annunciati investimenti per 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, segnale evidente di quanto questa regione sia diventata importante nella strategia di Antonio Filosa.

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stellantis usa

Resta poi aperto il capitolo dello stabilimento Stellantis di Brampton. Secondo il sindacato canadese Unifor, sul tavolo ci sarebbero diverse possibilità, compresa la vendita del sito o, nello scenario peggiore, la sua chiusura. Stellantis non avrebbe comunicato formalmente l’intenzione di fermare definitivamente la fabbrica, ma avrebbe lasciato aperta la porta a una possibile cessione.

Nei mesi scorsi si era parlato anche di Leapmotor come possibile interessata, ipotesi che adesso sembra essersi raffreddata. Intanto il Canada prepara la risposta: dall’8 settembre sono previste nuove contromisure commerciali su acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici, macchinari agricoli, carta ed elettronica.