Un’altra Ferrari Purosangue è stata sottoposta alle “cure” degli uomini del programma Tailor Made della casa di Maranello. Questo gruppo di lavoro regala ai clienti la possibilità di configurare in modo specifico la propria auto del “cavallino rampante“, per farla aderire meglio ai loro gusti. Il tutto nell’ossequioso rispetto dell’immagine del marchio, preservata limitando le richieste più stravaganti.
Nel caso in esame non è stato necessario frenare gli eccessi, per la finezza dell’input, farcito di buon gusto. Lo si coglie dalla classe del risultato finale. Come al solito, gli interventi si sono limitati a un diverso trattamento cromatico degli esterni e a una particolare configurazione degli interni.
Nessuna modifica ha preso forma, invece, sul piano sostanziale. Funziona così la ricetta del programma Tailor Made, che si limita a preziosi maquillage esteriori, non tecnici, aerodinamici o ingegneristici. La Ferrari Purosangue di cui ci occupiamo oggi è nata nel solco di questa filosofia, con un risultato sorprendente, che ne valorizza con classe i contenuti.
Possiamo parlare di un tributo all’eleganza italiana, dove ogni dettaglio racconta una storia di artigianato, passione e stile senza tempo. L’esemplare, della collezione Inedita, cattura l’essenza del Mediterraneo. Del nostro mare riprende le nuance, con la verniciatura Blu Capri della linea Cavalcade scelta per vestire la carrozzeria, che produce un esterno vibrante, nel segno della Dolce Vita.
Splendida la connessione con l’abitacolo, dove il rivestimento in alluminio abbinato crea un dialogo armonioso tra esterno e interno. I sedili Goldrake imbottiti in pelle Frau grigia, ricamati con cavalli prancing con filo Black Madeira, offrono un’autentica prova dell’eccellenza artigianale italiana. Anche il colpo d’occhio è particolarmente gradevole.
Protagonista del trattamento, come dicevamo, è stata una Ferrari Purosangue, vettura di rottura che, fino a poco tempo fa, rappresentava la prova più irrituale di prodotto della casa di Maranello. Poi è giunta la Luce, che ha scardinato ancora di più la connessione con la storia del brand.
Prima creatura a quattro porte del “cavallino rampante” (la Pinin non fa testo), strizza l’occhio al pianeta dei SUV, ma se ne distanzia con sfrontatezza, incarnando una specie a sé stante. A fare la differenza ci pensa il motore anteriore disposto in posizione arretrata, abbinato al cambio al retrotreno, secondo lo schema transaxle. Questo crea uno stacco dagli altri Sport Utility Vehicle e crossover, anche in termini di finezza comportamentale.
L’handling stradale e il piacere di guida sono infatti di un altro pianeta. Una parte del merito va alla distribuzione dei pesi, che sfiora la perfezione, con un 49% dei carichi all’anteriore e un 51% al posteriore, come sulle granturismo sportive a motore centrale-anteriore.
Sebbene lontana visivamente da quello che si ritiene debba essere una “rossa”, la Ferrari Purosangue eccelle nel suo segmento, con un look che trasuda un’eleganza muscolare e aristocratica. Flavio Manzoni ha fatto un eccellente lavoro. Se non avesse avuto il “cavallino rampante” sul cofano sarebbero state solo lodi, ma viene difficile connettere un SUV a quella che nell’immaginario collettivo è la natura di una vettura di Maranello.
La liaison torna nella sua pienezza quando, invece, si sposta il focus sull’unità propulsiva, degna discendente della migliore razza emiliana. Ad animare le danze della Ferrari Purosangue provvede infatti un monumentale V12 aspirato da 6.5 litri capace di erogare ben 725 cavalli.
Le prestazioni parlano da sole, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 3.3 secondi e da 0 a 200 km/h in 10.6 secondi. Si spinge oltre la soglia dei 310 km/h la punta velocistica. Numeri da brivido, accompagnati da una sinfonia meccanica capace di commuovere ogni vero purista della velocità.




Fonte | Ferrari
