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Fiat 124 Sport Spider festeggia il suo sessantesimo compleanno

La Fiat 124 Sport Spider compie sessant’anni: nata a Torino nel 1966 e pensata fin dall’inizio per il mercato americano, univa design Pininfarina, meccanica raffinata e peso contenuto. Divenne un successo negli Stati Uniti, si evolse in più versioni anche sportive e restò in produzione fino al 1985, con quasi 198.000 esemplari costruiti.

Fiat 124 Sport Spider

Negli Stati Uniti degli anni Sessanta le cabriolet erano tutt’altro che rare. Il problema era un altro: quasi tutte erano grandi, pesanti e spinte da motori di grossa cilindrata. Auto perfette per le highway, meno per chi cercava qualcosa di agile, compatto e relativamente accessibile. La Fiat 124 Sport Spider debuttò al Salone di Torino nel 1966, ma fin dall’inizio guardava con grande attenzione al pubblico statunitense. Non era semplicemente una sportiva italiana da esportare oltreoceano: l’America faceva parte del progetto.

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La Fiat 124 Sport Spider compie 60 anni

A disegnarla fu Pininfarina, sotto la direzione di Tom Tjaarda. Le origini americane del designer contribuirono probabilmente a trovare un equilibrio particolarmente riuscito. La Spider aveva il gusto e le proporzioni di un’auto europea, ma senza apparire troppo piccola o delicata agli occhi della clientela americana.

Il cofano leggermente inclinato, i fari rotondi, i parafanghi ben marcati e la coda morbida bastavano a darle personalità. Non aveva bisogno di grandi prese d’aria, cromature esagerate o forme aggressive. Era elegante in modo naturale. Una di quelle automobili che si riconoscono subito, anche senza vedere il marchio.

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Dietro la linea raffinata c’era però una meccanica molto seria. Il pianale derivava dalla Fiat 124 berlina, ma era stato accorciato di 14 centimetri e rinforzato per adattarsi alla carrozzeria aperta. Il motore era opera di Aurelio Lampredi, ingegnere che aveva lavorato anche in Ferrari.

Il quattro cilindri di poco superiore a 1,4 litri disponeva di testata in lega leggera e due alberi a camme in testa azionati da una cinghia dentata. La potenza era di 90 CV. Un valore che oggi può sembrare modesto, ma la 124 Sport Spider pesava appena 930 chilogrammi. Raggiungeva i 170 km/h e offriva prestazioni brillanti senza diventare nervosa o difficile da guidare.

A renderla speciale era anche la semplicità. La capote si apriva in pochi secondi, senza meccanismi complicati e senza trasformare ogni uscita a cielo aperto in un lavoro. Dentro, il volante a due razze traforate e i cinque strumenti circolari davano all’abitacolo un’atmosfera sportiva, ma senza inutili scenografie.

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Il pubblico americano la capì subito. Circa due terzi degli esemplari della prima serie furono venduti negli Stati Uniti. Rispetto alle grandi convertibili locali, la Fiat era più leggera, consumava meno e soprattutto offriva un’esperienza diversa. Non cercava di impressionare con la potenza pura. Puntava sull’equilibrio, sulla precisione e sul piacere di guida.

Nel corso degli anni la 124 Sport Spider cambiò parecchio. Arrivarono motori da 1,6 e 1,8 litri, interni più curati e numerosi aggiornamenti alla sicurezza. Nel 1972 debuttò anche la versione Abarth, nata per ottenere l’omologazione nei rally. Aveva 128 CV, sospensioni posteriori indipendenti e diversi elementi alleggeriti, comprese le portiere in alluminio e alcune parti della carrozzeria in fibra di vetro.

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Fu proprio nelle competizioni che la Spider mostrò un carattere molto diverso da quello della tranquilla cabriolet da passeggio. Alcide Paganelli vinse il Campionato Italiano Rally nel 1970. Due anni dopo Håkan Lindberg conquistò il Rally dell’Acropoli e quello delle Alpi austriache. Le versioni da gara superarono in seguito i 200 CV e divennero avversarie temute sulle prove speciali.

Dal 1974 la carriera commerciale si spostò quasi interamente negli Stati Uniti. Le norme locali portarono paraurti più grandi, motori meno potenti e sistemi antinquinamento sempre più complessi. Arrivò persino il cambio automatico, pensato per avvicinare ulteriormente il modello alle abitudini degli automobilisti americani.

Negli ultimi anni Pininfarina assunse direttamente la produzione e riportò la vettura in Europa con il nome Spidereuropa. La Volumex da 135 CV fu l’ultima evoluzione sportiva, con compressore volumetrico, assetto specifico e una velocità massima vicina ai 190 km/h.

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La produzione si fermò nel 1985, dopo circa 198.000 esemplari. Più dell’80 per cento finì negli Stati Uniti, il mercato che trasformò quella spider nata a Torino in uno dei successi internazionali più longevi e riconoscibili della storia Fiat.