Il nome Dino continua ad avere un fascino particolare tra gli appassionati Ferrari. A riportarlo sotto i riflettori è questa volta la pagina Facebook Sezer Design – Concept Cars & Bikes, che ha utilizzato l’intelligenza artificiale per immaginare l’aspetto di una possibile erede moderna della celebre sportiva di Maranello.
Un render AI reimmagina una nuova Ferrari Dino
Naturalmente non si tratta di un progetto ufficiale, né di un’anticipazione proveniente dalla casa del Cavallino. È un esercizio di stile, ma l’idea tocca un tema che affascina da anni: quello di una Ferrari più compatta e leggera, capace di puntare soprattutto sull’agilità e sul piacere di guida senza inseguire necessariamente potenze sempre più elevate.
La nuova Ferrari Dino immaginata nel render ha le proporzioni tipiche di una berlinetta a motore centrale, ma porta tutto all’estremo. Il muso è bassissimo e molto largo, con una sottile striscia luminosa che attraversa il frontale. I parafanghi sporgono con forza dalla carrozzeria, mentre il parabrezza fortemente inclinato si unisce a un tetto nero che sembra avvolgere l’intero abitacolo.

Anche la fiancata ha un aspetto molto scolpito, con grandi prese d’aria e superfici che cambiano continuamente forma seguendo il passaggio della luce. Dietro, la firma luminosa corre quasi da un lato all’altro della vettura, lasciando il Cavallino al centro. Più in basso domina un enorme diffusore, che rende il posteriore ancora più aggressivo.
L’abitacolo riprende la stessa atmosfera. Il conducente è circondato da una plancia avvolgente, con volante compatto, quadro strumenti digitale e un tunnel centrale molto pronunciato. I rivestimenti scuri, la fibra di carbonio e le luci rosse creano un ambiente moderno e sportivo, senza trasformarlo in un semplice abitacolo da competizione.

Il nome Dino è legato ad Alfredo Ferrari, il figlio di Enzo scomparso prematuramente e conosciuto da tutti con quel soprannome. La 206 GT del 1967 adottava un V6 posteriore-centrale da due litri e 180 CV. Nel 1969 arrivò la più conosciuta 246 GT, con motore da 2,4 litri e 195 CV, seguita nel 1972 dalla 246 GTS con tetto asportabile.
Quelle vetture non portavano inizialmente il marchio Ferrari sul cofano, ma contribuirono a rendere il motore centrale una soluzione sempre più importante per le sportive stradali di Maranello.
Ferrari sta intanto vivendo una fase di forte trasformazione. La 849 Testarossa ha raccolto l’eredità della SF90 Stradale con un sistema ibrido plug-in da 1.050 CV, mentre entro la fine del 2026 dovrebbero iniziare le consegne della prima Ferrari completamente elettrica. In una gamma sempre più ampia e tecnologica, una nuova Dino rimane per ora soltanto una suggestione.
