Citroën è stata sempre un marchio fuori dagli schemi. A tratti irriverente, non ha mai accettato i cardini delle convenzioni. L’innovazione è una nota del suo apparato genetico. Diversi i modelli rivoluzionari prodotti dalla casa francese.
Oggi ne abbiamo scelti tre fra i più iconici di sempre. Ognuno di essi ha cambiato il mondo delle quattro ruote con idee nuove e forme speciali. Sono la Traction Avant, la 2CV e la DS. La prima ha portato su larga scala la trazione anteriore, una struttura monoscocca e un corpo vettura basso e molto moderno per l’epoca.
La Citroën 2CV fece della semplicità estrema il suo mantra. Offriva grandi capacità di carico e sospensioni morbidissime. La DS, soprannominata “lo squalo”, stupì tutti per le sospensioni idropneumatiche, i fari che giravano con lo sterzo e una linea spaziale. Scopriamole insieme, più nel dettaglio.
Citroën Traction Avant

Questa vettura fece il suo debutto in società nel 1934, rompendo gli schemi. Era un vero e proprio concentrato di innovazioni. Ecco perché segnò una vera rivoluzione, che diede una svolta al panorama automobilistico dell’epoca.
Il riferimento va, soprattutto, alla trazione anteriore, introdotta per la prima volta, con lei, su una vettura di serie. Una soluzione che seppe ispirare, nei decenni successivi, l’intero comparto.
Frutto della collaborazione con l’ingegnere André Lefebvre e il designer Flaminio Bertoni, la Citroën Traction Avant era più bassa ed aerodinamica rispetto agli altri veicoli della categoria. In pratica fu portatrice di un grande cambiamento, tanto nei codici stilistici quanto in quelli tecnologici.
Il suo look visionario non andava a detrimento dell’eleganza, che anzi valorizzava. Diverse le versioni in cui fu declinata. Per ossequiare il suo spirito innovativo, questa berlina del “double chevron” fu dotata, nel modello del 1954, di sospensione idropneumatica sulle ruote posteriori, per un comfort inedito.
Il ciclo produttivo andò avanti fino al 1957: una longevità produttiva straordinaria, accompagnata da numeri di mercato importanti, anche oltre i riferimenti del suo tempo storico. Furono, infatti, prodotti quasi 760 mila esemplari.
Questa vettura aderiva alla filosofia di André Citroën, il cui scopo era quello di “democratizzare” la tecnologia perché, come amava ripetere, “il progresso è nulla senza la sua diffusione”. Lefèbvre volle che la carrozzeria della Citroën Traction Avant fosse aerodinamica e Bertoni prese spunto dalle aggraziate forme di un cigno, un cigno nero incredibilmente bello, per dar forma al suo lavoro. E che lavoro!
Oltre che gradevole sul piano estetico, questa vettura era alleata dei flussi. Garantiva anche spazio e comfort a bordo. L’abbassamento dell’abitacolo di oltre venti centimetri rispetto ai modelli tradizionali aveva permesso (per la prima volta nella storia dell’automobile) di produrre una berlina priva di predellini.
Quella in esame fu la prima vettura monoscocca prodotta in grande serie ed era dotata di “moteur flottant” (per limitare le vibrazioni) e di freni idraulici. Il modello fu annunciato con tre motorizzazioni, siglate 7, 11 e 22 (cifre riferite alla potenza fiscale francese), a quattro e otto cilindri.
In quest’ultima veste non entrò mai in produzione. Al suo posto giunse la 15 a sei cilindri. Per i suoi contenuti e per il carisma che esprime, la Citroën Traction Avant resta ancora oggi un riferimento per il mondo dell’automobile in termini di innovazione stilistica e tecnologica.
Citroën 2CV

La Citroën 2CV è una delle auto più famose della storia. Il modello fu prodotto dalla casa del “double chevron” a partire dal 1948, anno in cui fece il suo sbarco in società, al Salone di Parigi, anche se la sua genesi cominciò a prendere forma due lustri prima.
Originale e irriverente, questa vettura rompeva gli schemi. Di natura pratica ed essenziale, si offriva agli sguardi con un look sbarazzino, che si è fissato nella storia, come uno dei più iconici di tutti i tempi.
Anche le sue dinamiche avevano qualcosa di unico: in curva sembrava che la carrozzeria si piegasse verso l’asfalto, pronta a baciarlo coi fianchi. A causa del corpo leggero, del motore boxer e del serbatoio ribassati, il baricentro aveva una collocazione favorevole, quindi il ribaltamento era quasi impossibile.
Presto divenne un veicolo di culto, nonostante la sua natura spartana e popolare. Ancora oggi, migliaia di appassionati collezionano la “Deux Chevaux” e ne fanno sfoggio come espressione di uno stile di vita fuori dalle convenzioni.
La Citroën 2CV, come pochi altri modelli, è sinonimo di libertà, fascino francese, anticonformismo e avventura. Sin dal primo momento questa vettura seppe stupire per il suo design originale, la versatilità e l’economia estrema.
Pur essendo semplice, non era banale, per i suoi contenuti innovativi e irriverenti. Disponeva di trazione anteriore, sospensioni morbide e di un motore bicilindrico raffreddato ad aria. Presto la Citroën 2CV divenne molto popolare. Il successo fu clamoroso. A confermarlo ci pensa pure il lungo cammino commerciale, che si è protratto fino al 1990, dopo oltre 5.1 milioni di esemplari venduti (comprese le versioni derivate).
I cardini progettuali erano rigidi: gli ingegneri del “double chevron” dovevano dar vita a una vettura di piccole dimensioni, capace di andare ovunque e di trasportare ogni cosa, economica nell’acquisto e nella gestione. Penso che il compito sia stato portato a termine nel migliore dei modi. A Flaminio Bertoni fu affidato lo studio stilistico, con un risultato di portata iconica.
La Citroën 2CV non aveva pretese, ma offriva spazio ed era simpatica ed economica. In breve tempo conquistò il pubblico, diventando un simbolo di libertà e gioia di vivere. Le liste di attesa si fecero subito molto lunghe, per la forte richiesta. A suo favore giocavano anche i costi di manutenzione, ridotti all’osso.
La vettura francese, al posto del tetto fisso in acciaio, aveva una copertura avvolgibile in cotone impermeabilizzato, per rendere il veicolo più leggero, senza inficiare il benessere a bordo. Inizialmente, tutti gli esemplari erano completamente equipaggiati con freni a tamburo. Nel 1981 furono introdotti i freni a disco anteriori.
Al via del cammino commerciale, l’unità propulsiva bicilindrica e boxer della Citroën 2CV era di 375 centimetri cubi, per 9 cavalli di potenza massima. Nel 1970 giunse il motore da 602 centimetri cubi, in grado di sviluppare 28 cavalli. Gli ultimi modelli della serie aggiunsero un’unità energetica a questa dotazione.
La “Deux Chevaux” è una delle poche vetture la cui potenza del motore base è più che triplicata nel corso delle fasi di sviluppo. Notevole il balzo in avanti della punta velocistica, cresciuta da 70 km/h a 113 km/h.
Varie le declinazioni proposte nell’arco del suo ciclo di vita, compresa la versione Fourgonnette, destinata al trasporto commerciale o a missioni di servizio che richiedevano un buon vano di carico. Fra le serie speciali, merita di essere citata la Charleston del 1981, molto popolare anche fra i giovanissimi di oggi.
Citroën DS

La rivoluzionaria “Dea” non paga dazio al tempo. Col passare degli anni, anzi, i suoi contenuti diventano sempre più appetibili. Era il 1955 quando, sotto i riflettori del Salone di Parigi, il mondo dell’auto fu colpito da un vero e proprio cataclisma stilistico e tecnologico: il debutto della Citroën DS.
Ad oltre sette decenni da quel momento, l’impatto di questa creatura del “double chevron” — battezzata con l’eloquente nome di Déesse — continua a brillare di luce propria.
In occasione del lancio fece lo stesso effetto di un’astronave sbarcata sull’asfalto, secondo la celebre folgorazione di Roland Barthes, pronta a riscrivere ogni regola del design e del comfort su quattro ruote. La carrozzeria si offre con note di grande sensualità, specie nella vista anteriore e in quella laterale, con il suo profilo scolpito nel futuro.
Figlia del genio visionario di Flaminio Bertone, la linea della Citroën DS sfidava ogni convenzione della sua epoca. I volumi fluidi, tesi e aggressivi ricordano lo scatto felpato di uno squalo e fondono classe e aerodinamica con formidabile grazia. Quando giunse sul mercato segnò un cambio di passo.
Non era soltanto una vettura dallo stile avveniristico e marcatamente snob: era una scultura in movimento che faceva della carreggiata anteriore generosa e della coda raccolta il suo marchio di fabbrica, calamitando gli sguardi e lasciando senza fiato gli osservatori, fin dal primo impatto. Già al debutto parigino, la magia conquistò oltre ottantamila sognatori.
Sotto la sua pelle da creatura marina si nascondevano contenuti altrettanto innovativi. Grazie alle rivoluzionarie sospensioni idropneumatiche autolivellanti firmate da Paul Magès, la Citroën DS garantiva un assorbimento delle asperità stradali del tutto sconosciuto al resto dell’industria automobilistica.
Viaggiare a bordo significava fluttuare su un vero e proprio tappeto volante, cullati da un’abitabilità superlativa che trovava la sua massima espressione nell’iconico allestimento Pallas (nato nel 1964). Pelle pregiata, dettagli cromati, insonorizzazione raffinata e sellerie avvolgenti trasformarono la vettura in un salotto viaggiante, al punto che nella Francia tra i sixties e i seventies l’espressione “c’est plus Pallas!” divenne il sinonimo definitivo di lusso ed eleganza.
Dietro tanta bellezza si celava una meccanica d’avanguardia. Questa fu, infatti, la prima vettura europea di serie a introdurre i freni a disco anteriori. La DS stupì negli anni anche per l’adozione dei fari direzionali e dell’iniezione elettronica Bosch.
Dalla capostipite DS19 da 75 cavalli fino alla possente DS23 a iniezione da 141 cavalli del 1972, l’ammiraglia del “double chevron” ha saputo rinnovarsi costantemente, senza mai perdere un grammo del carisma delle origini.
Il suo cammino commerciale è passato anche dalle berline di rappresentanza come la prestigiosa Prestige con divisorio interno, dalle cabriolet firmate Chapron e dalle versioni Break. La produzione giunse al suo epilogo il 24 aprile 1975, dopo un ventennio di trionfi ininterrotti e una luminosa parentesi anche nel motorsport. Ad oltre settant’anni dal suo battesimo, la Dea resta un monumento immortale di coerenza estetica e audacia ingegneristica.
Fonte | Stellantis
