Più di dieci anni fa, i costruttori automobilistici si mettevano d’accordo sulle informazioni commerciali invece di farsi concorrenza. Oggi quel cartello continua a costare caro. Stellantis Spagna ha aumentato l’accantonamento per i risarcimenti ai clienti a 17,2 milioni di euro, 3,5 milioni in più rispetto all’anno precedente. Un incremento del 25% in dodici mesi che fotografa bene la questione, che è tutt’altro che chiusa.
La storia inizia nel 2015, quando la Commissión Nacional de los Mercados y la Competencia, la CNMC, l’antitrust spagnolo, sanzionò i costruttori per oltre 171 milioni di euro complessivi. L’accusa era di scambio sistematico di informazioni commerciali riservate: dati su vendite di auto nuove e usate, redditività, politiche di prezzo, reti di concessionari, servizi post-vendita. Un sistema rodato che coinvolgeva aziende rappresentanti circa il 91% del mercato automobilistico spagnolo, attivo tra il 2006 e il 2013.

Stellantis ha ereditato il problema attraverso le successive fusioni del settore, accollandosi la quota di responsabilità di Peugeot, Citroën, Opel, Fiat e Chrysler. Solo le sanzioni pecuniarie già pagate nel 2023 ammontano a 53,3 milioni di euro: Citroën Spagna per circa 14,7 milioni, Peugeot Spagna per 15,7, General Motors Spagna per quasi 22,8.
Adesso arrivano i clienti. A partire dalla metà del 2022, Stellantis ha ricevuto un’ondata di richieste di risarcimento, giudiziali e stragiudiziali, da parte di acquirenti che sostengono di aver pagato le proprie auto a prezzi gonfiati dal cartello. In assenza di concorrenza leale, i prezzi erano più alti di quanto avrebbero dovuto essere.

Il caso di Vigo è emblematico. Un gruppo di 62 proprietari aveva chiesto un risarcimento totale di quasi 162.000 euro, circa 2.600 euro a testa. Il tribunale di primo grado aveva respinto la richiesta, contestando il metodo di calcolo dei danni. L’Audiencia Provincial di Pontevedra, nel marzo 2026, ha ribaltato la sentenza: a ciascun ricorrente spetta il 2% del valore d’acquisto del veicolo. Il tribunale ha riconosciuto la difficoltà di quantificare il danno con precisione, e ha usato una stima propria. Una soluzione che apre però un precedente interessante.
Stellantis stessa ammette che le sentenze finora emesse sono state parzialmente o totalmente favorevoli ai clienti. L’esito è variabile caso per caso, il che rende impossibile fare previsioni uniformi. I 17,2 milioni accantonati sono dunque una stima prudenziale, che comprende anche gli interessi maturandi.
