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Opel Zafira a metano, 25 anni fa la monovolume che viaggiava pulita senza perdere i 7 posti

Nel 2001 Opel lanciava la Zafira 1.6 CNG EcoM, una monovolume a sette posti alimentata a metano che univa spazio, praticità e costi di gestione ridotti. Grazie al sistema Flex7, alle bombole sotto il pianale e al motore ECOTEC modificato, offriva buone prestazioni, 350 km di autonomia e emissioni inferiori del 30% rispetto alla benzina.

Opel Zafica ecoM

Venticinque anni fa Opel portava nelle concessionarie una Zafira molto particolare. Era l’autunno del 2001 e la Casa tedesca presentava la versione 1.6 CNG, conosciuta in Italia come EcoM: una monovolume compatta a sette posti alimentata principalmente a metano, pensata per chi voleva spendere meno senza rinunciare allo spazio e alla praticità.

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Opel Zafira EcoM a metano univa 7 posti, bagagliaio invariato e consumi più bassi

All’epoca le auto a gas venivano spesso associate a qualche compromesso. Bagagliaio ridotto, prestazioni modeste e serbatoi sistemati dove capitava. Sulla Zafira, invece, Opel aveva lavorato per evitare proprio questi problemi.

La vettura conservava infatti il sistema Flex7, uno dei motivi principali del successo del modello. I sedili potevano essere ripiegati e riconfigurati rapidamente, passando da sette posti a una zona di carico più ampia senza dover smontare panche o lasciare sedili in garage. Le bombole del metano erano state sistemate sotto il pavimento, quindi lo spazio interno rimaneva praticamente invariato.

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Sotto il cofano c’era il noto quattro cilindri ECOTEC 1.6 a 16 valvole, derivato dal motore a benzina da 101 CV. Non si trattava però di una semplice conversione realizzata aggiungendo un impianto a gas. Opel aveva modificato alimentazione, pistoni e valvole per far lavorare il propulsore soprattutto a metano.

La potenza scendeva appena a 97 CV, mentre la coppia massima si attestava a 140 Nm. Numeri molto vicini a quelli della Zafira a benzina, sufficienti per muovere la monovolume senza trasformarla in un’auto lenta o faticosa da guidare. Il vantaggio più evidente arrivava naturalmente al distributore, grazie al costo più basso del metano.

Sotto il pianale trovavano posto quattro serbatoi pressurizzati, capaci di contenere complessivamente 19 chilogrammi di gas a 200 bar. Con il pieno di metano si potevano percorrere circa 350 chilometri. Restava inoltre un piccolo serbatoio da 15 litri di benzina, utile per coprire altri 150 chilometri quando non era disponibile un distributore nelle vicinanze.

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Anche la sicurezza era stata studiata con attenzione. Le bombole erano montate su una solida struttura tubolare in acciaio e disponevano di valvole specifiche. Il metano, essendo più leggero dell’aria, in caso di perdita tende a disperdersi verso l’alto invece di accumularsi sul terreno. Per questo la Zafira EcoM poteva essere parcheggiata normalmente nei garage pubblici e nei box privati.

La vettura anticipava anche le norme ambientali. Rispettava già i limiti Euro 4, entrati in vigore soltanto nel 2005, e produceva circa il 30 per cento di CO₂ in meno rispetto alla versione tradizionale. Per una monovolume a sette posti dei primi anni Duemila, non era affatto un risultato scontato.

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