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Stellantis cresce del 38% in Nord America, ma il vero problema è nei piazzali

Stellantis registra un forte rimbalzo in Nord America, con consegne in crescita del 38% nel trimestre grazie ai nuovi modelli Jeep, Ram, Chrysler e Dodge. Ma il dato nasconde scorte elevate nei piazzali e vendite reali molto più contenute, mentre la Borsa resta cauta in vista dei conti trimestrali.

Stellantis USA

Stellantis torna a crescere in Nord America e i numeri delle consegne sono tra i più forti degli ultimi trimestri. Tra aprile e giugno 2026 il gruppo ha raggiunto 445 mila veicoli, con un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A spingere il risultato sono stati soprattutto i modelli nuovi o aggiornati, dal Ram 1500 con motore HEMI V8 alla Jeep Grand Cherokee, insieme a Chrysler Pacifica, Jeep Cherokee e Dodge Charger SIXPACK.

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Stellantis accelera in Nord America con consegne in forte aumento, ma l’abbondanza di scorte nei piazzali può pesare su margini e Borsa

Il recupero americano ha avuto un peso decisivo anche sui dati globali. Stellantis ha sfiorato 1,6 milioni di consegne nel trimestre, il 10% in più su base annua. In Europa il gruppo ha raggiunto 762 mila unità, con una crescita del 5%. Più debole, invece, l’andamento in Sud America e nella regione che comprende Medio Oriente e Africa, dove le consegne sono diminuite del 3%. In Argentina il mercato ha rallentato, mentre nell’area mediorientale hanno pesato le tensioni legate al conflitto.

Dietro la crescita, però, c’è un elemento che invita alla prudenza. Le consegne comunicate da Stellantis non rappresentano soltanto le auto acquistate dagli automobilisti. Nel totale rientrano anche i veicoli inviati ai concessionari, ai distributori e alle società di autonoleggio. Negli Stati Uniti le vendite reali sono aumentate del 6% nel trimestre, un dato positivo ma molto distante dal +38% delle consegne.

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Questo scarto spiega perché gli investitori continuino a osservare i risultati con cautela. Una parte dell’aumento dipende infatti dalla scelta di riempire i magazzini prima delle fermate produttive estive. In questo modo i concessionari possono continuare a contare su un buon numero di vetture anche quando gli stabilimenti rallentano o sospendono temporaneamente le attività.

Il rischio è che troppe auto rimangano ferme nei piazzali. Quando le scorte crescono più velocemente delle vendite, le case automobilistiche sono spesso costrette a intervenire con sconti, finanziamenti agevolati e incentivi più generosi. In alcuni casi diventa necessario anche ridurre la produzione. Tutto questo finisce per pesare sui margini, proprio mentre Stellantis sta cercando di ricostruire la propria redditività.

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A maggio Chrysler, Dodge e Jeep mostravano livelli di scorte molto più alti rispetto all’anno precedente, secondo Cox Automotive. Per il gruppo si tratta di un segnale da non sottovalutare, soprattutto dopo le difficoltà vissute negli Stati Uniti negli ultimi anni.

Antonio Filosa ha impostato il nuovo corso sulla necessità di riportare in gamma modelli capaci di incontrare meglio i gusti del pubblico. Il piano FaSTLAne 2030 prevede 60 miliardi di euro di investimenti, una riorganizzazione dei marchi e numerose novità di prodotto. Ram, Jeep, Dodge e Chrysler dovranno recuperare clienti dopo una fase segnata da prezzi elevati, problemi di qualità e rapporti tesi con i concessionari.

La Borsa, per ora, non sembra ancora convinta. Dopo essere sceso fino a 4,59 euro, il titolo Stellantis si è mosso intorno a 4,84 euro, vicino ai minimi dalla nascita del gruppo. Il 30 luglio arriveranno i conti completi del secondo trimestre e l’attenzione si sposterà su margini, ricavi e flusso di cassa, i numeri che diranno quanto della crescita americana sia già diventato vero valore per l’azienda.

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