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Ferrari 290 MM: 70 anni per la barchetta da corsa emiliana

La Ferrari 290 MM, nata nel 1956 per vincere la "Freccia Rossa", fu una barchetta da corsa decisiva per il Mondiale Sport. Disegnata da Pinin Farina e carrozzata da Scaglietti, montava un V12 da 3,5 litri. Tra i suoi successi spiccano quelli alla Mille Miglia e al Gran Premio di Svezia.

Ferrari 290 MM
Foto da profilo Facebook Ferrari

La Ferrari 290 MM nacque nel 1956 con l’obiettivo primario di vincere la Mille Miglia. Questa barchetta, molto simile alla 860 Monza, di cui prese il posto, si offriva agli sguardi con note stilistiche gradevoli. A dominare la scena estetica ci pensavano il muso lungo e i tratti affusolati.

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La sua carrozzeria, plasmata da Scaglietti su disegno Pinin Farina, esprimeva un forte dinamismo, trasmettendo sin dal primo impatto il senso della velocità. Due esemplari di questa “rossa” furono dotati di caratteristici parafanghi prominenti, con ampie feritoie per il raffreddamento dei freni, come sulla vecchia 250 TR.

Il codice numerico presente nella sigla della Ferrari 290 MM ne illustra la cilindrata unitaria. Le due lettere finali accostate sono l’omaggio alla mitica gara bresciana in funzione della quale l’auto era stata sviluppata. Grazie a questa creatura da gara, la casa di Maranello mise in cassa il titolo Mondiale Sport del 1956.

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Cuore pulsante della barchetta in esame era un motore di nuova generazione, nato dal lavoro dell’equipe tecnica supervisionata dal rientrante Vittorio Jano, progettista di grande talento, che seppe garantire un risultato di qualità. L’unità propulsiva della Ferrari 290 MM aveva dimensioni diverse ed era più corta e larga delle precedenti opere con architettura V12.

Stiamo parlando di una scultura meccanica monoalbero da 3.5 litri di cilindrata, a doppia accensione, derivata dal motore usato sulle monoposto di Formula 1 di quel periodo storico. Questo dodici cilindri, alimentato da 3 carburatori Weber quadricorpo (che sostituirono presto i doppio corpo), era in grado di sviluppare una potenza massima di 350 cavalli a 7.200 giri al minuto.

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Il rombo pieno e vigoroso elargito al godimento delle orecchie dalla Ferrari 290 MM tradiva la grande disponibilità energetica del V12: un motore pieno di forza, che sbuffava di gioia agli alti regimi, suo campo ideale di sfruttamento. Richiedeva però un considerevole impegno di guida, a causa della curva di coppia decisamente acuta, che lo rendeva difficile da interpretare.

L’articolata orditura dei tubi di acciaio a sezione ovale della piattaforma telaistica, ancorati a due grossi longheroni, garantiva una notevole robustezza strutturale. Dal felice abbinamento fra la solida “ossatura di supporto” e il potente motore che ne animava le danze, discendevano performance di elevato lignaggio.

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La leggera carrozzeria in alluminio consentì di contenere il peso dell’auto, riducendo la fatica dei modesti tamburi dell’impianto frenante. Prodotta in 5 esemplari, la Ferrari 290 MM fece il suo debutto al Giro di Sicilia del 1956, terzo appuntamento in calendario della serie iridata.

Entrambe le vetture in gara, condotte da Luigi Musso e Eugenio Castellotti, mancarono l’appuntamento con il traguardo per problemi di affidabilità, causati da una messa a punto non ottimale. Gli inconvenienti furono subito individuati (e risolti) e, alla Mille Miglia dello stesso mese, Eugenio Castellotti mise a segno un fantastico successo. Quarto, su un’auto dello stesso tipo, giunse il mitico Juan Manuel Fangio, ad oltre mezz’ora dal leader.

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Fu questa l’affermazione più importante della barchetta emiliana, la cui carriera durò poco, per lasciare spazio ad altre opere del “cavallino rampante”. Per una serie di sfortunate circostanze, la Ferrari 290 MM guidata da Gendebien e De Portago giunse solo terza alla 1000 km del Nurburgring.

Dopo il ritiro alla Targa Florio, arrivò la doppietta al Gran Premio di Svezia, con Maurice Trintignant e Phil Hill davanti a Wolfgang von Trips e Peter Collins, alla fine di una gara mozzafiato. Il modello si è ritagliato uno spazio importante nella storia della casa emiliana che, grazie al suo contributo, poté arricchire la splendida bacheca dei trofei.

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Scheda tecnica Ferrari 290 MM

Motore

  • Motore: anteriore, longitudinale, 12V 60°
  • Alesaggio e corsa: 73 x 69,5 mm
  • Cilindrata unitaria: 290,88 cm3
  • Cilindrata totale: 3.490,61 cm3
  • Rapporto di compressione: 9:1
  • Potenza massima: 235 kW (320 CV) a 7.200 giri/min
  • Potenza specifica: 92 CV/l
  • Coppia massima: –
  • Distribuzione: monoalbero, 2 valvole per cilindro
  • Alimentazione: 3 carburatori Weber 36 IR4/C1
  • Accensione: doppia, 4 spinterogeni
  • Lubrificazione: carter secco
  • Frizione: multidisco

Autotelaio

  • Telaio: tubolare in acciaio
  • Sospensioni anteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici
  • Sospensioni posteriori: ponte De Dion, doppi puntoni, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici
  • Freni: a tamburo
  • Cambio: 4 rapporti + RM
  • Sterzo: vite senza fine e settore
  • Serbatoio carburante: capacità 190 l
  • Pneumatici anteriori: 6.00 x 16
  • Pneumatici posteriori: 7.00 x 16

Carrozzeria

  • Tipo di carrozzeria: spider, 2 posti
  • Lunghezza: –
  • Larghezza: –
  • Altezza: –
  • Passo: 2.350 mm
  • Carreggiata anteriore: 1.296 mm
  • Carreggiata posteriore: 1.310 mm
  • Peso: 880 kg a vuoto

Prestazioni

  • Velocità massima: 280 km/h
  • Accelerazione 0-100 km/h: –
  • Accelerazione 0-400 m: –
  • Accelerazione 0-1000 m: –

Fonte | Ferrari