Antonio Filosa è arrivato al passaggio più difficile del suo mandato alla guida di Stellantis. Nei primi mesi ha lavorato per ricucire i rapporti con concessionari, dipendenti e istituzioni, ma adesso deve affrontare la prova che conta davvero: dimostrare che il rilancio del gruppo può trasformarsi in profitti, margini più robusti e nuova liquidità. Finora, però, gli investitori continuano a guardare il piano con una certa diffidenza.
Stellantis aumenta le consegne nel 2026, ma il mercato resta prudente: conti, margini e scorte diranno se il rilancio di Filosa regge davvero
I numeri sulle consegne sembrano andare nella direzione giusta. Nel secondo trimestre del 2026 Stellantis ha distribuito 1,597 milioni di veicoli, circa 150 mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita è stata del 10%. In Nord America il balzo ha raggiunto il 38%, mentre in Europa l’aumento si è fermato al 5%.
A spingere i risultati sono stati soprattutto alcuni modelli molto attesi. Negli Stati Uniti hanno contribuito il Ram 1500 con motore HEMI V8, la Jeep Cherokee, la Grand Cherokee e la Dodge Charger SIXPACK. In Europa, invece, si sono messi in evidenza Citroën C3, Opel Frontera, Fiat Grande Panda e i veicoli Leapmotor.

La Borsa, però, non si è lasciata entusiasmare. Il 13 luglio le azioni Stellantis oscillavano tra 4,8 e 4,9 euro, dopo essere scese fino a 4,59 euro, il livello più basso dalla nascita del gruppo nel 2021. A marzo 2024 il titolo valeva circa 27 euro. Una distanza enorme, che racconta bene quanto sia profonda la perdita di fiducia.
Il mercato non mette in dubbio che Stellantis sia in grado di consegnare più auto. Vuole però capire quante di quelle vetture arrivino davvero nelle mani dei clienti e, soprattutto, quanto il gruppo riesca a guadagnare su ogni vendita. Portare automobili nei piazzali dei concessionari migliora i numeri nel breve periodo, ma non basta a costruire una ripresa solida.
Il rischio più evidente resta quello delle scorte negli Stati Uniti. Quando le auto si accumulano, arrivano gli sconti, i tagli alla produzione e la pressione sui margini. Stellantis ha già vissuto una situazione simile nel 2024, quando l’eccesso di inventario costrinse l’azienda a intervenire in modo pesante e provocò nuove tensioni con la rete commerciale americana.

Filosa ha ereditato un gruppo indebolito da prezzi troppo alti, problemi di qualità, rapporti difficili con i concessionari e previsioni eccessivamente ottimistiche sul mercato elettrico. Il 2025 si è chiuso con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro e un flusso di cassa industriale negativo per 4,5 miliardi.
Nel primo trimestre del 2026 sono arrivati alcuni segnali di miglioramento: il fatturato è cresciuto del 6%. Il margine operativo rettificato, però, è sceso al 2,5%, un dato che continua a preoccupare gli investitori.
Con il piano FaSTLAne 2030, Filosa ha messo sul tavolo 60 miliardi di euro di investimenti, oltre 60 nuovi modelli, tagli ai costi e una riduzione della capacità produttiva europea. Il prossimo appuntamento decisivo sarà il 30 luglio, quando Stellantis pubblicherà i conti completi del secondo trimestre. Sarà allora che il mercato potrà capire se dietro l’aumento delle consegne esiste già una ripresa reale.
