La Volkswagen Tiguan ha venduto circa 9 milioni esemplari, più di qualsiasi altro modello del Gruppo dal 2017 in poi, Golf inclusa. Lanciata nel 2007, ha toccato il suo apice nel 2019 con circa 911.000 unità prodotte in dodici mesi, ed è assemblata su tre continenti: Wolfsburg, Puebla in Messico, Anting in Cina, per ben sessanta paesi di distribuzione. Un’auto che non fa notizia quasi mai, eppure muove il mondo.

Per celebrare i vent’anni, Volkswagen ha tirato fuori la Tiguan Edition 20. La logica è quella classica delle serie speciali: nessuna rivoluzione meccanica, tanto lavoro di superficie. Il colore di lancio è il Rosso Acero metallizzato, abbinato al pacchetto estetico R-Line e ai cerchi Coventry da 19 pollici di serie, con i 20 pollici disponibili a richiesta.
I dettagli celebrativi non mancano: proiettori logo sulle portiere, scritta Edition 20 incisa laser sui montanti centrali, battitacco illuminati, cuciture rosse sugli interni, sedili con rivestimento esclusivo.

La gamma motori resta intatta, e non è una cattiva notizia. Si parte dal 1.5 TSI da circa 150 CV, si sale attraverso i diesel TDI e i benzina TSI, si arriva agli ibridi leggeri eTSI a 48 volt e agli ibridi plug-in eHybrid per chi vuole qualche chilometro a zero emissioni. Il prezzo d’ingresso è fissato a 48.180 euro, ordini già aperti.

La Tiguan è esattamente il tipo di auto che gli appassionati ignorano nei saloni e che gli acquirenti scelgono quasi in silenzio. In un segmento dove la concorrenza si è fatta feroce, dalla Jeep Compass elettrificata a un plotone di SUV cinesi aggressivi sul prezzo, la sua continuità è già una notizia per cui sorridere.
Mentre Wolfsburg (per così dire) stappa lo champagne per i nove milioni, il Gruppo Volkswagen discute apertamente di dimezzare la gamma e tagliare decine di migliaia di posti di lavoro. La Tiguan Edition 20 è una celebrazione genuina, certo, ma arriva in un momento in cui anche i modelli più redditizi del portafoglio esistono sotto una pressione che i nastri colorati faticano a nascondere.
