Un nuovo stop produttivo colpisce lo stabilimento Stellantis di Cassino e aumenta la preoccupazione tra i lavoratori. Il Comitato esecutivo ha comunicato il fermo delle unità di lastratura, verniciatura, montaggio e dei reparti collegati dal 26 giugno al 3 luglio compreso. Una comunicazione formale, arrivata con il linguaggio freddo delle procedure aziendali, ma che nella sostanza racconta una crisi sempre più profonda.
Lo stabilimento Stellantis di Cassino si ferma ancora: solo 32 giorni lavorati nel semestre e nuovi stop fanno temere un’estate molto lunga
Il dato più pesante riguarda i giorni effettivi di lavoro. Il primo semestre si chiude con appena 32 giornate produttive, un numero mai registrato prima nella storia dello stabilimento. In passato, anche nei momenti difficili, la soglia dei primi sei mesi non era mai scesa sotto i 50 giorni di attività. Ora, invece, Cassino si trova davanti a un record negativo che segna il punto più basso di un percorso iniziato nel 1972, quando l’ex stabilimento Fiat rappresentava uno dei poli industriali più importanti del territorio.
Il confronto con il 2025 rende il quadro ancora più allarmante. Già lo scorso anno era stato considerato particolarmente duro, con circa 50 giorni lavorati nel primo semestre e altrettanti nel secondo. Ma il 2026 rischia di fare peggio. Se l’andamento attuale dovesse essere confermato, l’anno potrebbe chiudersi con appena 60 giornate complessive di produzione, lasciando i lavoratori per gran parte del tempo tra cassa integrazione e contratti di solidarietà.

A pesare è anche l’incertezza sul futuro industriale. I nuovi modelli, secondo quanto annunciato dal Ceo Filosa, saranno svelati solo a fine dicembre. Questo significa che la nuova produzione potrebbe diventare operativa non prima del 2028, lasciando il 2027 come un anno di lunga e difficile transizione.
Tra i cancelli dello stabilimento cresce così il timore di una serrata estiva. Dopo lo stop di fine giugno, il rischio è che dalla seconda metà di luglio si apra un blocco molto più lungo, destinato a proseguire fino a settembre. Per Cassino e per il suo indotto, non è più soltanto una questione produttiva ma ormai è una vera emergenza sociale.
