L’arrivo di una quinta vettura a marchio Alfa Romeo nello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi è una notizia positiva, ma non sufficiente a cancellare le preoccupazioni di sindacati e lavoratori. L’annuncio, arrivato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e dall’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa, aggiunge un nuovo tassello alla futura produzione lucana, accanto a Jeep Compass, DS N°8, DS 7 e Lancia Gamma. Ma il punto, per le organizzazioni sindacali, non è solo quanti modelli arriveranno: è quante auto verranno davvero prodotte e vendute.
A Melfi l’arrivo di un quinto modello Alfa Romeo non basta a rassicurare i sindacati: contano volumi, vendite e futuro dell’indotto
Il timore è che l’elenco dei modelli possa non tradursi automaticamente in saturazione degli impianti e stabilità occupazionale. Marco Lomio, segretario regionale della Uilm, lo dice con chiarezza: il quinto modello completa una gamma su una piattaforma comune ed è un elemento positivo, ma i nodi restano aperti. Secondo il sindacato, infatti, ai nuovi modelli servono motorizzazioni adeguate al mercato, perché non basta produrre vetture se poi non si riesce a venderle in numeri consistenti.
Sulla stessa linea Antonio Lamorte, segretario della Fiom Cgil, che richiama il tema centrale dei volumi. Per mettere davvero in sicurezza Melfi, sostiene, non basta il numero dei modelli assegnati allo stabilimento. Serve una produzione capace di avvicinarsi al potenziale dell’impianto. Oggi, secondo le stime richiamate dal sindacato, Melfi potrebbe sfiorare le 65mila vetture prodotte nell’anno, un dato lontanissimo dalle 290mila unità di capacità installata.

La preoccupazione riguarda anche la natura dei modelli annunciati. DS N°8, DS 7 e Lancia Gamma vengono considerati prodotti a carattere regionale e, di conseguenza, potenzialmente destinati a volumi contenuti. Anche la nuova Jeep Compass, secondo la Fiom, non sembrerebbe confermare i livelli produttivi attesi. Da qui la richiesta di inserire un nuovo modello di utilitaria, più adatto a garantire numeri importanti.
Per Giuseppe Palumbo, segretario dell’Uglm Potenza, il quinto modello rappresenta un’opportunità, ma non cambia da solo la storia di Melfi. L’anello debole resta l’indotto, che rischia di non beneficiare abbastanza delle nuove assegnazioni senza una strategia di riconversione e sostegno.

Anche la Fim Cisl, con Gerardo Evangelista, parla di segnale positivo ma insufficiente. Per garantire stabilità, competitività e occupazione, servono mercato, volumi e risposte concrete sui punti ancora aperti del piano industriale Stellantis. A Melfi, insomma, la partita non si chiude con un annuncio: comincia dai numeri.
