Il futuro dello stabilimento Stellantis Cassino resta al centro del confronto tra istituzioni, azienda e sindacati. Dopo l’interlocuzione diretta tra la Regione Lazio e l’amministratore delegato Antonio Filosa, Cgil e Fiom Roma e Lazio, insieme a Cgil e Fiom Frosinone e Latina, riconoscono l’importanza del passaggio politico, ma continuano a chiedere segnali più concreti sul destino produttivo del sito.
Cgil e Fiom chiedono un piano industriale per Stellantis Cassino: il 2026 rischia volumi minimi, mentre l’indotto soffre e servono investimenti concreti
“È un fatto importante che la Regione Lazio, come avevamo chiesto, si stia facendo parte attiva in un confronto che diventa ogni giorno più complesso”, spiegano le organizzazioni sindacali. Il dialogo con Filosa viene considerato un passaggio rilevante, ma non sufficiente a sciogliere i nodi che da mesi accompagnano il futuro dello stabilimento di Cassino. Secondo Cgil e Fiom, infatti, “non si colgono ancora segnali di reale discontinuità” rispetto al quadro già denunciato.
Il punto più delicato riguarda i tempi. L’investimento sul sito viene confermato per il 2028, ma per i sindacati il problema è “come ci si arriva”. Con gli attuali livelli produttivi, avvertono, il 2026 potrebbe trasformarsi nell’anno del minimo storico per la fabbrica di Cassino. A pesare sono i volumi ridotti, le continue ipotesi di incentivazione all’esodo e l’assenza di un piano industriale capace di garantire una ripresa stabile dell’attività.
La preoccupazione riguarda anche la scelta di puntare per Cassino soprattutto sul segmento premium. Per Cgil e Fiom, questa impostazione rischia di non essere sufficiente a sostenere il sito nel lungo periodo. Il premium può dare valore, ma da solo non garantisce necessariamente quei volumi che in passato hanno permesso allo stabilimento di mantenere occupazione, indotto e prospettive industriali.
Da qui la richiesta di aprire “una discussione seria” anche su modelli alternativi, guardando a segmenti più di massa, storicamente più capaci di generare numeri produttivi importanti. Se invece Stellantis dovesse confermare l’attuale impostazione, per il sindacato diventerebbe indispensabile rafforzare il piano per Cassino con nuovi investimenti e con un intervento pubblico più deciso.

Particolarmente critica resta la situazione dell’indotto. La riduzione dei volumi e lo spostamento all’estero di alcune attività stanno già provocando licenziamenti, cassa integrazione strutturale e una crisi profonda del tessuto produttivo locale. Per questo i sindacati chiedono alla Regione Lazio un’azione più forte anche nei confronti del Governo, affrontando insieme i temi dell’energia, degli investimenti e della tenuta industriale.
“Dicembre è un tempo troppo lontano”, avvertono Cgil e Fiom. Per le organizzazioni sindacali non si può lasciare che Stellantis decida da sola tempi e destino di Cassino, di migliaia di lavoratrici e lavoratori e di un’intera comunità.
