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Ferrari 550 Maranello e 456 GT: due sorelle piene di classe by Pininfarina

Le Ferrari 550 Maranello e 456 GT, firmate Pininfarina e spinte da un V12 anteriore, sono due gran turismo anni Novanta ancora oggi amatissime. La 550 Maranello offre prestazioni e handling sorprendenti, mentre la 456 GT unisce eleganza, comfort e velocità da supercar in una raffinata formula 2+2 dal fascino senza tempo.

Ferrari 550 Maranello
Foto Ferrari

Sono nate nello stesso decennio e portano entrambe la firma di Pininfarina e un motore V12 sotto il cofano anteriore. Tutte e due hanno classe da vendere. L’eleganza sportiva fa parte del loro DNA estetico. Le Ferrari 550 Maranello e 456 GT sono ancora oggi molto belle e regalano emozioni di taglio romantico.

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Nella prima si può viaggiare in due, nella seconda in quattro. Molto incisivo il loro quadro prestazionale, specie in relazione al tempo storico di appartenenza. Qui vogliamo celebrarne il ricordo, con note di passione. Seguiteci nel nostro viaggio alla loro scoperta, fatto in chiave sentimentale.

Ferrari 550 Maranello (1996)

Alcune auto si distinguono per la felice miscela fra sportività ed eleganza. La Ferrari 550 Maranello appartiene alla specie. Anche se non è iconica come la Testarossa, della cui ultima discendente (F512M) ha preso il posto, si è ritagliata uno spazio importante nel cuore degli appassionati.

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Il ciclo produttivo di questa vettura prese le mosse nel 1996. Rispetto al modello rimpiazzato seguiva uno schema architettonico completamente diverso. Qui la spinta non era affidata a un motore disposto alle spalle dell’abitacolo: i buoi erano infatti davanti al carro, per usare una metafora molto cara ad Enzo Ferrari.

Nata per insediarsi al vertice del listino della casa di Maranello, la gran turismo di cui ci stiamo occupando faceva rivivere alcune sensazioni visive legate al mito della 365 GTB/4 Daytona, le cui note si respiravano in termini di proporzioni, almeno nel profilo laterale. Anche le ampie superfici vetrate del padiglione concorrevano alla liaison.

Ovviamente le linee della Ferrari 550 Maranello, firmate da Pininfarina, erano completamente diverse da quelle della prestigiosa antesignana, ma la connessione fra le due auto si coglieva nell’aria, in modo quasi magico.

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La gran turismo in esame non si offre alla vista con la personalità esuberante della Testarossa. Questo non le ha permesso di sostituirla nell’apparato emotivo degli appassionati, ma è davvero molto difficile trovare qualcuno che non la ami.

Notevole il salto prestazionale compiuto rispetto all’altra, nonostante l’indole più confortevole. Con lei ci si poteva spingere ben oltre, giovandosi di dinamiche sconosciute alla sorella più anziana, anche in termini di facilità di fruizione. Il tutto senza perdere in termini di emozioni, complice la finezza del carattere e la magia del sound.

Dopo lo sbarco sul mercato della Ferrari 550 Maranello, tutte le berlinette V12 del normale listino (serie speciali escluse) hanno seguito la stessa impostazione, fino all’attuale 12Cilindri, discendente contemporanea della creatura del “cavallino rampante” protagonista del nostro articolo.

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Incredibili le metriche prestazionali del modello, in relazione al periodo storico di appartenenza. Gran parte del merito è della monumentale unità propulsiva accolta sotto il lungo cofano anteriore. Stiamo parlando di un motore V12 da 5.474 centimetri cubi di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di 485 cavalli a 7.000 giri al minuto e 569 Nm di coppia, a 5.000 giri al minuto.

Sono dei purosangue di nobile razza, la cui corsa è accompagnata da melodie meccaniche di sublime splendore. Non si finirebbe mai di gustare il suo raffinato e inebriante sound, che è musica per gli appassionati (e non solo). Rispetto al dodici cilindri della Testarossa e delle sue dirette discendenti, il cuore della Ferrari 550 Maranello era completamente diverso.

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Si trattava di un’unità di nuova generazione, plasmata in lega leggera e con bielle in titanio, come sulle monoposto di Formula 1. Il vigore energetico della berlinetta in esame giungeva al suolo, sulle ruote posteriori, col supporto di un cambio manuale a 6 rapporti, dalla manovrabilità straordinaria. Anche la sua gestione appagava al meglio i sensi.

Il quadro prestazionale era al vertice nel suo tempo storico, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 4.4 secondi e una punta velocistica di oltre 320 km/h. Sono cifre ancora oggi molto interessanti, ma non bastano a comunicare l’eccellenza di un handling ancora sorprendente.

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Il merito è anche della perfetta distribuzione dei pesi garantita dallo schema transaxle, con motore anteriore e cambio in blocco col differenziale sull’asse posteriore. Sul fronte telaistico, per la Ferrari 550 Maranello i tecnici della casa emiliana optarono per il “solito” ed efficace traliccio di tubi di acciaio, che regala supporto alla carrozzeria in alluminio.

Di grande fascino le forme della “rossa” in esame, soprattutto nel frontale, che evoca con grande intensità il suo vigore energetico, in un quadro dove la classe si esprime ai massimi livelli. Pure il look degli interni è molto azzeccato.

Ferrari 456 GT (1992)

Questa è una vettura dal fascino senza tempo. Una regina di bellezza a quattro posti (2+2 a dire il vero), che non paga dazio all’anzianità anagrafica del progetto. Sono passati tanti anni da quel memorabile 1992, quando il mondo ne scoprì le alchimie estetiche e ingegneristiche.

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Per il debutto della Ferrari 456 GT la casa di Maranello scelse una cornice d’eccezione: il Garage Francorchamps in Belgio. Un tributo doveroso a Jacques Swaters, pilota e importatore che diede vita alla prima concessionaria del “cavallino rampante” della storia.

Al suo cognome venne pure connesso uno speciale blu metallizzato, che accompagnò il modello al momento del lancio. Enzo Ferrari, se fosse stato ancora in vita, avrebbe senza dubbio apprezzato questo omaggio. La straordinaria silhouette della coupé in esame continua a far battere il cuore dei puristi con immutata energia.

Pietro Camardella firmò per Pininfarina un design che si eleva ad arte. Il progettista salernitano, autore di “rosse” indimenticabili, seppe ridefinire nella carrozzeria di questa creatura i concetti di sportività ed eleganza, con una grazia inarrivabile. Del resto, stiamo parlando di un grande maestro, non di un disegnatore seriale, privo di estro e visione. Il frutto del suo lavoro fu un autentico miracolo.

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Archiviate le linee tese e spigolose della precedente 412, per la Ferrari 456 GT scelse la via della sensualità: curve morbide, fluide e di una classe sopraffina. Guardandola di profilo, si avverte un’eco romantica e mai sfacciata che rimanda alla mitica 365 GTB/4 Daytona.

Non un banale esercizio di nostalgia o un remake senz’anima, ma una citazione colta e appena accennata, frutto di una delicatezza stilistica che solo i geni del design sanno infondere. Ogni millimetro della sua carrozzeria si esprime esattamente come dovrebbe. Nessuna nota stonata si coglie nella composizione grafica.

Il muso, affilato e pungente, si raccorda con grazia alla coda generosa e scultorea, camuffando con disarmante naturalezza l’abitacolo a quattro posti. Un dinamismo plastico che incanta lo sguardo e rapisce l’anima.

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Sotto il cofano anteriore batte un cuore nobile, un autentico capolavoro d’ingegneria d’altri tempi: un motore V12 aspirato da 5.474 centimetri cubi di cilindrata, con angolo di 65° fra le bancate. Questo cuore, plasmato interamente in lega leggera, sviluppa una potenza massima di 442 cavalli a 6.250 giri al minuto, con un picco di coppia di 550 Nm a 4.500 giri al minuto.

L’efficienza aerodinamica e la foga propulsiva si traducevano in cifre di riferimento per l’epoca: accelerazione da 0 a 100 km/h in 5.2 secondi, da 0 a 400 metri in 13.3 secondi, da 0 a 1.000 metri in 23.3 secondi, oltre 300 km/h di velocità massima.

Sono numeri di grande spessore, ma non bastano a descrivere la sublime poesia meccanica di questo propulsore a 4 valvole per cilindro, gestito dall’elettronica Bosch Motronic. La progressione è vigorosa, l’elasticità sorprendente, ma è il timbro vocale a porsi in cima alle gerarchie emotive. Parliamo di una melodia metallica e celestiale: roba che le moderne e silenziose auto elettriche possono soltanto sognare.

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Il controllo dell’orchestra meccanica è affidato a un classico cambio manuale a 6 marce (o all’automatico a 4 rapporti nella successiva variante GTA). La Ferrari 456 GT regala prestazioni da pista in abito da sera. Nata per offrire una versatilità sconosciuta alle classiche “rosse” a due posti secchi, questa GT 2+2 non scendeva a nessun compromesso sul fronte del puro DNA Ferrari.

I riscontri sul circuito di casa a Fiorano lasciarono tutti a bocca aperta: fermando il crono su 1’35″00, stampò lo stesso identico tempo della ben più bellicosa e specialistica 512 TR.

Il potenziale velocistico del modello si esprime in modo gestibile e si abbina a una souplesse di marcia regale. Il bilanciamento dei pesi, la precisione dello sterzo e l’assetto raffinato creano un mix perfetto tra comfort e prestazioni pure. Un’alchimia d’eccellenza che, fin dal primissimo istante, fece innamorare i Vip e i collezionisti più raffinati. Ecco perché a molti anni dal debutto, la Ferrari 456 GT brilla ancora di luce propria.

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Foto | Ferrari