Il frazionamento a 6 cilindri non è il più nobile di casa Ferrari, ma ha trovato impiego in modelli da corsa e stradali entrati nella storia del mito emiliano. I primi ad usare questa architettura meccanica portarono il marchio Dino. Oggi, invece, esibiscono con fierezza il “cavallino rampante” e ne celebrano la magia al più alto livello.
Nel listino attuale ci pensano le 296, nelle varie declinazioni, ed F80 a portarne nell’Olimpo il valore, grazie anche alle imprese compiute in pista dalla 499P, hypercar pluri-vincitrice della 24 Ore di Le Mans, che porta in dote lo stesso frazionamento, sdoganato da tempo verso la nobiltà, anche dalle parti di Maranello.
Nell’articolo odierno abbiamo deciso di concederci un breve approfondimento delle caratteristiche delle auto di Maranello che rappresentano i poli energetici e prestazionali del V6, applicato al prodotto di serie Ferrari. Se il tema vi appassiona, proseguite la lettura del post.
Ferrari F80

Questa è la regina tecnologica e prestazionale della casa di Maranello. Fra le stradali del marchio, nessuna si era mai spinta a questi livelli. Anche se non gode della spinta di un iconico V12, onora al meglio la tradizione aziendale. Qui il travaso dalle corse, molto caro al Commendatore, è limpidissimo: non retorica commerciale, ma evidenza tecnica.
La Ferrari F80 è la discendente più recente di quella stirpe di supercar, al vertice della gamma, aperta dalla GTO del 1984 e proseguita con le F40, F50, Enzo e LaFerrari. Con lei si scrive un nuovo atto dell’appassionante cammino, che percorre il sentiero dell’eccellenza assoluta del marchio. Parlare di un manifesto ingegneristico è perfettamente appropriato.
La supercar top di gamma più recente ha spostato i confini più lontano che mai, scrivendo i nuovi riferimenti assoluti. Il tutto con un progresso incredibile sulle antesignane. I progettisti del “cavallino rampante” hanno fatto un lavoro a dir poco incredibile per spingersi così in alto. Qui siamo nell’Olimpo e si riscrivono le leggi della fisica fino ad oggi conosciute. Il cammino tracciato dalle altre esponenti della big six family trova un nuovo sfolgorante gioiello.
La Ferrari F80 è nata per dominare la scena e lo fa a testa alta. Porta in dote un bagaglio tecnologico che definire rivoluzionario appare quasi riduttivo. Il compito della spinta fa capo su un powertrain ibrido il cui epicentro è nel motore V6 biturbo da 3.0 litri, che da solo mette sul piatto 900 dei 1.200 cavalli complessivi. Strettissima la sua connessione con l’unità propulsiva della 499P, hypercar che ha assicurato alla casa di Maranello il successo nelle ultime tre edizioni della 24 Ore di Le Mans.
Le metriche energetiche fanno dell’auto in esame la “rossa” stradale più potente di sempre. Questa creatura è in grado di polverizzare il passaggio da 0 a 100 km/h in 2.1 secondi e da 0 a 200 km/h in appena 5.75 secondi. La punta velocistica è nell’ordine dei 350 km/h. I numeri sono sbalorditivi, ma sono le doti dinamiche a lasciare ancor più senza fiato.
Basti dire che sulla pista di Fiorano, la Ferrari F80 ferma le lancette del cronometro sul tempo di 1’15″30. Siamo a metà strada fra la FXX e la FXX-K, entrambe dotate di gomme slick, e ben sotto ogni altra supercar del marchio emiliano. Incredibile anche la capacità di tradurre tale furia dinamica in armonia di guida. L’impianto frenante in fibra di carbonio sviluppato con Brembo è all’altezza del pacchetto e promette decelerazioni che sfidano la gravità.
Stupisce come una belva del genere sia perfettamente fruibile anche da quanti non indossano abitualmente tuta e casco. Il telaio della Ferrari F80 è completamente nuovo. Sfrutta un approccio multimateriale, per mettere l’ingrediente più giusto in ogni elemento della composizione.
Cellula e tetto sono in fibra di carbonio e materiali compositi, mentre i sottotelai anteriore e posteriore sfruttano le doti dell’alluminio, fissati alla cellula con viti in titanio. Il peso dell’auto è di 1.525 chilogrammi. L’abitacolo profuma di corse e tecnologia e proietta il conducente al centro di un’esperienza sensoriale totale. La Ferrari F80 non è destinata a tutti: i soli 799 esemplari previsti sono riservati ai migliori clienti del brand, con prezzi a partire da 3.6 milioni.
Dino 206 GT

Questa vettura non porta il nome Ferrari, ma le sue origini sono quelle. Possiamo definirla una “rossa” senza “cavallino rampante”, perché il DNA è in tutto e per tutto quello della casa di Maranello.
La scelta di un nome diverso fu dettata dal desiderio di Enzo Ferrari di ridurre i rischi di immagine connessi al diverso posizionamento del motore (rispetto a quanto proposto dal marchio fino a quel momento), dal suo frazionamento più basso e dall’apertura a una fascia di mercato più accessibile del solito.
Il pubblico non ebbe nulla da ridire sulle doti della Dino 206 GT e avrebbe tessuto le lodi del modello anche se fosse stato lanciato col nome più celebre. Gran parte del merito discende dal suo stile, assolutamente perfetto. Ancora oggi viene considerata una delle opere più belle uscite dal sito produttivo della casa emiliana.
Sublimi i suoi tratti, firmati Pininfarina, che coniugano in modo impeccabile le linee sinuose e quelle tese, per una miscela di grande presa emotiva, che la fissa immediatamente nel cuore. Parlare di una scultura a quattro ruote non è una licenza poetica, ma l’espressione oggettiva di un dato di fatto.
Poche auto sanno entrare nel cuore come la Dino 206 GT, che si offre alla vista con grande armonia e forza espressiva. Il flusso dei volumi genera una tela dove i temi della sportività e dell’eleganza si miscelano con grazia divina. A supportare la carrozzeria, vestita da Scaglietti come sulle Ferrari del suo tempo, ci pensa un telaio tubolare in acciaio, con elementi di diverso spessore.
Nella sigla sono riportate alcune caratteristiche del modello. Il codice numerico riporta la cilindrata di 2.0 litri e il frazionamento a 6 cilindri del suo motore. GT è l’acronimo di Gran Turismo. L’unità propulsiva è alimentata da tre carburatori doppio corpo Weber 40 DCN F/1. Notevole, in rapporto alla cubatura, la potenza massima, che si fissa a 180 cavalli, espressi a 8.000 giri al minuto.
Questa energia, molto vigorosa rispetto alla cubatura, esercita la sua forza su un corpo vettura che segna alla bilancia un peso particolarmente contenuto: soli 900 chilogrammi. Ne deriva una buona vivacità prestazionale per una vettura duemila del suo periodo storico. Lo scatto da 0 a 1.000 metri richiede 27 secondi, mentre la velocità massima si spinge nel territorio dei 235 km/h.
Ciò che le cifre non raccontano è la finezza del suo comportamento stradale e il piacere di guida che si ricava al volante del modello. Ogni uscita in sua compagnia si trasforma in un’esperienza memorabile, da scrivere nelle pagine nobili della vita emotiva di una persona. La Dino 206 GT è un’auto iconica, destinata all’eternità. Il suo stile ha ispirato quello delle Ferrari uscite in epoca successiva.
Chiamatela pure piccola, se vi pare, ma stiamo parlando di una creatura di grandissima importanza storica per la produzione stradale di Maranello. Dopo di lei è giunta la versione da 2.4 litri (la 246), ancora più gratificante, oltre che godibile nella dimensione a cielo aperto, grazie alla versione GTS con tettuccio rigido asportabile, che abbellisce ulteriormente la veste estetica, specie nel classico Giallo Fly.
Oggi i modelli di questa famiglia hanno grande presa nel mercato collezionistico. Le quotazioni si sono spinte a livelli stratosferici, che escono ampiamente fuori dal radar dei comuni mortali. Un fatto naturale.
Fonte | Ferrari
