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Fiat Dino: 60 anni di emozioni italiane

La Fiat Dino si avvicina ai 60 anni: prodotta dal 1966 al 1972 in 7.651 esemplari, nacque dalla collaborazione con Ferrari per omologare la Dino 166 F2. Disponibile in versione spider firmata Pininfarina e coupé Bertone, montò un V6 da 2.0 litri poi evoluto in 2.4 litri, oggi molto ricercata dai collezionisti.

Fiat Dino Spider
Foto Stellantis Heritage

La Fiat Dino si appresta a compiere i suoi primi 60 anni. Questa vettura, declinata nelle versioni coupé e spider, fu prodotta dal 1966 al 1972. Prese forma in 7.651 esemplari. Suggestivo lo stile, in entrambe le interpretazioni. La versione chiusa portava la firma di Bertone, quella aperta di Pininfarina. Sono due carrozzieri italiani fra i più celebrati al mondo, quindi non stupisce l’eccellenza delle loro proposte creative.

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A differenza di quanto accade solitamente in ambito automobilistico, qui fu il modello a cielo aperto a sbocciare per primo. Il suo debutto in società avvenne al Salone di Torino, quando le lancette del tempo segnavano la giornata di giovedì 3 novembre 1966. Il 9 marzo 1967, invece, toccò alla coupé guadagnare le luci dei riflettori, con la presentazione in Svizzera, al Salone di Ginevra.

Frutto della partnership con Ferrari, la Fiat Dino nacque per soddisfare la necessità della casa di Maranello di sviluppare in fretta un numero di esemplari sufficienti per ottenere l’omologazione della sua monoposto Dino 166 F2. Il target era di 500 unità in 12 mesi. Fu raggiunto.

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Per la spinta della Fiat Dino fu scelta inizialmente un’unità propulsiva V6 da 1.987 centimetri cubi, in grado di sviluppare una potenza massima di 160 cavalli. Questo cuore era lo stesso della Dino 206 GT, sebbene con tempra diversa. Poi fu il turno del motore da 2.4 litri, con 180 cavalli al servizio del piacere, che diede vita alla Fiat Dino 2400, anch’essa declinata nelle varianti coupé e spider.

Rispetto alla versione da 2.0 litri qui ci furono dei cambiamenti per quanto riguarda le sospensioni. I progressi sul piano del piacere di guida furono tangibili. In entrambe le declinazioni motoristiche le emozioni musicali sono di alta gamma, ma con la cubatura più alta il profilo sonoro e operativo della Fiat Dino diventa più grintoso.

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Pure le dinamiche risultano più incisive nella 2400, grazie alla scelta delle sospensioni a ruote indipendenti anche sull’asse posteriore, in luogo dello schema a ponte rigido dell’altra. A giovarsi di questo cambiamento, oltre all’efficienza dinamica, fu il piacere di guida, diventato più alto.

Ai suoi tempi le cifre messe sul piatto dalla Fiat Dino erano di un certo livello, rispetto alla classe di appartenenza. Oggi la vettura torinese, nelle sue diverse declinazioni, guadagna molte attenzioni nel mondo del collezionismo. Come per certi vini, il suo appeal cresce col tempo, spingendosi sempre più alto.

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