Le Ferrari ad 8 cilindri hanno avuto un ruolo importante nella storia della casa di Maranello, sia in ambito sportivo che commerciale. Qui ci occupiamo di quest’ultimo comparto, dove il frazionamento V8 ha scritto pagine di sublime splendore. Per averne conferma basta vedere i cuori che pulsano sotto capolavori assoluti come la GTO del 1984 e la F40 del 1987: parliamo di 2 delle “rosse” più iconiche di sempre, entrate nel cuore di tutti, dove occupano una posizione centrale.
Nel nostro articolo, però, non ci occuperemo delle 2 supercar prima menzionate, ma di vetture meno nobili, pur se comunque dense di fascino. Il criterio scelto per l’impostazione del post è quello della potenza massima, in una connessione che mette in raccordo le vetture del “cavallino rampante” meno dotata e più dotata in fatto di cavalli, nella metrica assoluta, fra quelle a 2 posti secchi del listino “ordinario” del marchio. Se il tema vi appassiona, seguiteci nel nostro viaggio alla scoperta di questi estremi energetici.
Ferrari 208 GTB

A lei va la palma di Ferrari V8 a 2 posti più lenta dell’era moderna. Non è tanto veloce neppure sul piano assoluto. Alcune vetture pepate di lignaggio nettamente inferiore riuscivano seriamente ad impensierirla, anche nel suo periodo storico. La sua linea, però, lascia estasiati. Da sola basta a giustificare l’acquisto. Del resto, parliamo delle seducenti alchimie estetiche della Ferrari 308 GTB, di cui è la sorella minore, prodotta dal 1980 per il mercato italiano, al fine di evitare la tassazione penalizzante per i motori oltre i due litri prevista in quel periodo storico.
L’alta pressione fiscale sulle vetture di cilindrata più grossa aveva già sancito la nascita della 208 GT4 del 1975, anch’essa orientata al mercato interno. Rispetto alla sorella a marchio Dino, la Ferrari 208 GTB era molto più gradevole sul piano estetico ed emotivo. Parlare di un capolavoro stilistico è perfettamente appropriato, perché riflette lo splendore dell’opera. I suoi tratti, firmati Pininfarina, sono di matrice divina, tanto è il loro fascino.
Le forme di questa coupé sono da top model. Non c’è un solo dettaglio fuori posto. Tutto si trova esattamente dove dovrebbe essere. Le alchimie dei volumi si dipanano in modo straordinariamente fluido e composto, generando una tela dove la sportività emerge in modo intenso, ma in un quadro di sublime raffinatezza. Non si finirebbe mai di ammirarla, tanto è il suo splendore.
Come per la sorella maggiore, anche in questo caso fu prevista una versione con tettuccio rigido asportabile, battezzata GTS, prodotta in 140 esemplari, contro i 160 della coupé. Se l’abito è quasi identico a quello della 308 GTB, rispetto a questa la Ferrari 208 GTB indossa un motore meno corposo. Si tratta di un V8 da 1.991 centimetri cubi, a 2 valvole per cilindro. Questo cuore, posto alle spalle dell’abitacolo, in modo trasversale, eroga una potenza massima di 155 cavalli a 6.800 giri al minuto. La cifra, rispetto alla cubatura, non è male, però da una “rossa” ci si aspetterebbe di più.
I clienti non erano esaltati dalle sue metriche prestazionali, illustrate da una punta velocistica di 215 km/h. I dati relativi all’accelerazione li omettiamo, perché ci sentiremmo a disagio nel dirli. Per fortuna il comportamento dinamico era molto gratificante sugli altri fronti, grazie alla robustezza del telaio, al buon bilanciamento dei pesi e all’ottimo assetto. Il mediocre vigore energetico, tuttavia, pesava come un macigno sulla percezione del mezzo.
Per correre ai ripari, gli uomini del “cavallino rampante” svilupparono una versione sovralimentata del modello, la prima del listino del marchio con questa tecnologia, i cui vantaggi erano emersi in modo chiaro nel mondo dei Gran Premi. Nella nuova veste, la “piccola” fu portata al debutto al Salone dell’Auto di Torino del 1982. La potenza crebbe a 220 cavalli, a 7.000 giri al minuto: un valore ben più intonato ai prodotti del mito emiliano. Fra le vetture da 2.0 litri divenne la best in class di quel periodo storico. Anche la tempra dinamica poneva la “rossa” su un livello più alto rispetto alla concorrenza del tempo.
Ferrari 849 Testarossa

Erede della SF90 Stradale, la Ferrari 849 Testarossa spinge ancora più in alto l’asticella prestazionale delle “rosse” della gamma “ordinaria”. Sulla pista di Fiorano solo la F80 e la iper-specialistica SF90 XX Stradale fanno meglio di lei, quest’ultima con un vantaggio davvero minimo. Purtroppo la linea non è così avvenente come ci si poteva aspettare. La sensazione è che rispetto alla progenitrice si sia fatto un passo indietro, al posto dell’auspicato passo in avanti.
Ancora una volta Flavio Manzoni ha firmato un prodotto controverso, che fatica ad entrare subito nel cuore. Magari col passare del tempo le cose cambieranno, ma non penso che scoccherà mai un amore anche solo lontanamente paragonabile a quello della berlinetta del 1984 da cui ha preso la parte finale della sua sigla. Nella trama espressiva della carrozzeria si coglie la presenza di alcuni stilemi della vecchie 512 S e 512 M, presenti nello specchio di coda. Il raccordo con la storia non basta a riconciliare col suo look, il cui impatto non è esaltante nella misura sperata.
Questo non significa che sia un’auto brutta o poco carismatica, ma si poteva fare meglio. Se lo stile si apre al dibattito, per quanto riguarda le doti tecnologiche e prestazionali la Ferrari 849 Testarossa suscita un consenso è unanime fra gli appassionati. Su questi fronti, infatti, gli uomini del “cavallino rampante” hanno svolto un lavoro straordinario, creando una best in class.
I progressi ottenuti sono così importanti da rendere questa vettura del listino “ordinario” in grado di competere con le “limited edition” focalizzate sulle performance. Possiamo parlare di un autentico miracolo, specie considerando il comfort e la facilità di guida elargiti dalla sportiva emiliana di punta della gamma “standard”. La spinta non fa leva su un iconico motore V12 ed anche le sonorità meccaniche non sono paragonabili, ma il suo sistema propulsivo sviluppa un vigore energetico a dir poco spaventoso, che la pone sopra le sorelle più frazionate.
Qui il motore V8 biturbo da 4 litri si coniuga a 3 unità elettriche, regalando al powertrain ibrido una potenza massima di 1.050 cavalli, 830 dei quali messi sul piatto dalla componente termica, che fornisce pure la base sonora. I 50 cavalli in più rispetto alla SF90 Stradale si fanno sentire e regalano un tono ancora più muscolare. L’accelerazione è travolgente, con un passaggio da 0 a 100 km/h in meno di 2.3 secondi e da 0 a 200 km/h in 6.35 secondi. Si spinge oltre la soglia dei 330 km/h la punta velocistica.
Sono cifre impressionanti, ma ancor più lascia a bocca aperta il comportamento dinamico della Ferrari 849 Testarossa, che danza in pista come un bolide da corsa, senza che il pilota perda una sola goccia di sudore, per la finezza del suo carattere e l’eccellenza del suo feeling, di matrice corsaiola ma espresso con note di comfort insospettabili su un mezzo del genere. La straordinaria souplesse di questa sportiva non è un unicum nella tradizione recente della casa automobilistica emiliana, perché tutti i modelli a sua firma più recenti hanno la capacità di creare al meglio simili connessioni, senza incidere minimamente sul valore dell’esperienza emotiva, sempre al top.
Fonte | Ferrari
