C’è un’ironia crudele nel fatto che John Elkann l’uomo al vertice di Ferrari e Stellantis, due dei nomi del mondo auto più importanti d’Europa e del mondo, debba combattere la sua battaglia più difficile non in un consiglio di amministrazione, ma in un’aula di tribunale. E il motivo, prevedibile, come spesso accade nelle grandi famiglie, è un’eredità.
La Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio di John Elkann per frode fiscale. Al centro della vicenda c’è il patrimonio lasciato da Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli, il patriarca della Fiat scomparso nel 2003. Da anni, la liquidazione di quella fortuna è terreno di scontro tra Margherita Agnelli, madre di John, Lapo e Ginevra, ed erede di 1,2 miliardi di euro, e alcuni dei suoi stessi figli. Una guerra familiare con riflessi finanziari tutt’altro che trascurabili.

Nel settembre 2025 sembrava che un accordo fosse vicino: i tre fratelli Elkann si erano impegnati a versare 183 milioni di euro per chiudere il fronte amministrativo della vicenda. Le accuse penali contro Lapo e Ginevra erano state archiviate. Quella contro John, però, è rimasta in piedi.
Gli avvocati di Elkann definiscono la richiesta di rinvio a giudizio come puramente “procedurale”, un modo per riunire due filoni dello stesso fascicolo, e ribadiscono che il loro assistito è “completamente innocente dei reati contestati”. Un’udienza fissata per il 22 giugno prossimo dovrà stabilire se il caso arriverà davvero in dibattimento.
Nel frattempo, Elkann mantiene le sue posizioni: presidente di Ferrari, riferimento di Stellantis, guida della holding di famiglia Exor. I procedimenti in corso, almeno per ora, non hanno scalfito il suo ruolo operativo. Ma la postura è quella di chi sa di essere osservato.

Più che una storia giudiziaria, quella degli Elkann-Agnelli è la dimostrazione plastica di come le grandi dinastie industriali portino in dote, insieme al potere, una fragilità strutturale che nessun accordo miliardario riesce del tutto a sanare. Margherita Agnelli contesta anche i patti del 2004 siglati in Italia e in Svizzera, rivendicando che l’eredità dei suoi genitori spetti a tutti gli otto suoi figli. Un caso nel caso, con un epilogo che resta, per ora, tutto da scrivere.
