C’è un’idea che gira nei corridoi di Dodge da qualche anno, e ogni volta che qualcuno prova a ignorarla, torna a bussare. L’idea è semplice, quasi irritante. Si tratta di una sportiva economica, quindi sotto i 30.000 dollari, essenziale, vera, capace di guardare negli occhi Mazda MX-5, Subaru BRZ e Toyota GR86 senza complessi.
Matt McAlear, CEO di Dodge, recentemente, ci è tornato sopra al Salone di New York. La domanda era la stessa di un anno fa, la risposta pure, con quella diplomazia di chi vuole tenere viva la fiamma senza scottarsi le dita: “Sì, c’è assolutamente un mercato per le auto economiche. Stiamo lavorando a qualcosa? Nulla che possiamo confermare o smentire”. Insomma, forse sì, forse no, ma l’argomento non è chiuso.

Il punto di riferimento dichiarato è la Viper originale. Non la Viper dei record al Nürburgring, non quella da copertina patinata, quella delle origini, 400 cavalli e nient’altro, un’auto che “nessuno si aspettava” e che per questo ha lasciato il segno. L’obiettivo, nelle parole di McAlear, è “sfidare il settore riguardo alle aspettative su un veicolo entry-level”. Meno ADAS, meno sedili riscaldati, meno di tutto ciò che gonfia il prezzo senza aggiungere adrenalina. Una filosofia che
Scott Kruger, responsabile del design per Dodge, Chrysler, Jeep e Ram, ha sintetizzato con un concetto che suona quasi rivoluzionario nel 2026. L’obiettivo è, semplicemente, fare auto accessibili che restino desiderabili.
Non è la prima volta che Dodge ci prova, almeno sulla carta. La Copperhead di fine anni Novanta, roadster V6 pensata come alternativa economica alla Viper, rimase un concept. La Razor, la Sling Shot, il concept Demon, una roadster grintosa a trazione posteriore nata esplicitamente per insidiare la MX-5, stessa sorte. Un cimitero di idee buone.

Stavolta, però, il contesto è diverso. Stellantis sta ridisegnando l’identità di ogni marchio del gruppo, e per Dodge quella identità ha sempre avuto un nome preciso, performance. Se la filosofia del “meno è meglio” dovesse tradursi in un progetto reale, il risultato potrebbe essere l’auto sportiva americana più attesa degli ultimi vent’anni. Piccola, leggera, senza scuse.
