Compie 30 anni la Peugeot Asphalte, il cui lancio avvenne al Salone dell’Auto di Parigi del 1996. Poche persone si ricordano di lei, ma il suo ardimento non passò inosservato nella cornice espositiva della Ville Lumière. Questa concept car fornì una nuova prova dell’approccio innovativo del “leone“, che non si è mi stancato di cercare territori espressivi nuovi.
Il nome è altamente evocativo e rende subito l’idea di un’opera motoristica ancorata al suolo, per sfidare meglio le leggi della fisica, sfruttando i vantaggi di un baricentro basso. Coraggiosa ed originale, la Peugeot Asphalte si offre alla vista con linee asciutte ma carismatiche. Qui è l’architettura generale a fare la differenza.
Impossibile passare inosservati con una “roba” del genere. Del resto è anche questo lo spirito delle concept car, orientate al futuro, per sondare soluzioni da applicare eventualmente sulle auto di serie. Scorrendo i flussi materici di questa proposta, si viene colpiti dai fianchi stretti, che conquistano. Più ancora guadagna la scena il frontale, degno di una supercar.

Qui i fanali triangolari della Peugeot Asphalte e la sua “bocca” schiusa in un ghigno feroce e felino esprimono un’aggressività mai vista fino ad allora. La soluzione estetica si rivelò tanto efficace e distintiva da condizionare tutta la produzione di serie del marchio degli anni successivi, a partire dalla 206.
Fa un certo effetto vedere l’asse posteriore, con una carreggiata che si restringe drasticamente, avvicinando così tanto le ruote da trasmettere quasi l’idea di un triciclo. Guardando le forme di questa creatura non si fatica a capire la volontà aziendale di dar vita a qualcosa che potesse ergersi a visione, ma anche a sogno ed ispirazione emotiva.
Nata in un decennio di grande fermento creativo per la casa automobilistica francese, che in quel periodo sfornò una serie di concept car incredibili, la Peugeot Asphalte è una barchetta pura ed essenziale, che sembra pronta ad aggredire la strada. Tramette l’idea di un oggetto capace di ripagare con splendide sensazioni di guida, ma è solo un’impressione, non confermata da un’esperienza diretta al volante.
Strane le sue alchimie, che la collocano a metà strada fra un’automobile e una motocicletta. Probabilmente unisce le emozioni di guida dei due prodotti ruotati. Oltre che per il baricentro basso e per l’assetto sportivo, dovrebbe esprimere ottime dinamiche anche in virtù del peso, di soli 580 chilogrammi.

Una cifra, quest’ultima, che consente alla Peugeot Asphalte di spingersi ben oltre le metriche convenzionali di un mezzo alimentato da un motore da 1.6 litri, con 90 cavalli di potenza massima, preso a prestito dalla 106. Anche se non si hanno indicazioni sull’accelerazione, non ci vuole molto a capire come questa sia molto incisiva.
Sicuramente il pilota e il suo passeggero non hanno ragione di lamentarsi della tonicità del veicolo e, soprattutto, della sua capacità di danzare come un fuscello tra le curve, sfoggiando un’agilità fuori dal comune. Notevole la punta velocistica, che sfiora i 200 km/h, grazie anche all’attento studio aerodinamico.
L’energia della concept car in esame giunge a terra mediante un cambio automatico a tre marce, che assicura un’erogazione fluida e ininterrotta, quasi come su uno scooter prestazionale. Pregevole la qualità costruttiva, almeno in termini di materiali. Basti dire che il telaio è in fibra di carbonio. Questo chassis incorpora un roll bar fisso più un secondo retrattile, anticipando una tecnologia poi usata anni dopo su 206 CC e 307 CC.







Fonte | Stellantis
