Sono passati 20 anni da quando la Opel Astra TwinTop fece il suo debutto in società. Il lancio del modello avvenne al Salone dell’Auto di Ginevra del 2006. Questa coupé-cabriolet, basata sulla generazione H del modello di cui porta il nome, poteva essere goduta con lo stesso piacere sia in configurazione aperta che in configurazione chiusa.
Tutto ciò senza rinunciare alla comodità di quattro posti in abitacolo e di un grande bagagliaio, per assecondare i bisogni connessi ad uscite più impegnative di una semplice passeggiata a corto raggio. Un valore aggiunto significativo per chi cercava una vettura buona sia per l’uso familiare che per il divertimento, inteso come piacere di guida a cielo aperto, meglio se lungo strade litoranee, dove assaporare gli odori del mare e della natura.
La Opel Astra TwinTop, derivata dall’ottava generazione del modello di classe media della casa del “blitz”, cercava di stuzzicare le corde emotive dei romantici e dei sognatori, costretti però a soddisfare anche bisogni di natura più pratica e materiale. Per la sua capacità di sintesi, ebbe una buona accoglienza. Questa dinamica coupé-cabriolet, con tetto d’acciaio ripiegabile in tre parti, sapeva distinguersi per la sua natura versatile, che allargava la gamma operativa, senza compromessi particolari.
Il suo lancio, a ridosso della primavera, quindi con la bella stagione ormai alle porte, alimentò ulteriormente l’interesse nei suoi confronti. I vertici aziendali del marchio tedesco erano fieri del prodotto. L’amministratore delegato Hans H. Demant ne tesseva le lodi ed evidenziava come questa automobile scrivesse un nuovo intrigante capitolo nella storia del “blitz”.

Come già scritto, la Opel Astra TwinTop disponeva di un tetto retrattile in acciaio. Questa soluzione permetteva di non rinunciare al comfort di una vettura chiusa quando la copertura era al suo posto. Rispetto alle capote in tela di quegli anni dava più garanzie di protezione dal meteo sfavorevole, ma gli ingombri maggiori riducevano in modo significativo la capienza del bagagliaio ad auto scoperta. Grazie anche a uno speciale cinematismo, con il tetto in posizione ordinaria, il baule posteriore garantiva invece un’ottima volumetria, con 440 litri al servizio del carico.
Il passaggio dalla configurazione coupé a quella cabriolet avveniva in meno di 30 secondi, al semplice tocco di un tasto all’interno dell’abitacolo o di un pulsante sul telecomando offerto in dotazione. La grande funzionalità della Opel Astra TwinTop era messa in risalto da due scomparti porta-oggetti laterali e da un vano nascosto nel piano del bagagliaio, dove era possibile riporre il frangivento (a richiesta). Dicevamo della riduzione, in termini di spazio utile, del bagagliaio, a capote aperta. In questa configurazione la capacità scendeva a 205 litri: non tanti, ma neppure pochissimi, specie per una trasferta breve.
Bagagli, scatole o borse della spesa potevano essere caricate e scaricate facilmente, grazie alla funzione Easy Load: premendo un pulsante, le parti del tetto collocate orizzontalmente all’interno del bagagliaio si sollevavano di 25 centimetri in modo da rendere facilmente accessibile quanto riposto sotto il rivestimento protettivo. Oltre che funzionale, l’innovativo tetto retrattile della Opel Astra TwinTop era pure elegante, perché si integrava bene col resto del corpo stilistico della vettura tedesca. Questa appariva gradevole sia in configurazione aperta che in configurazione chiusa.
Dal punto di vista tecnico, la coupé-cabriolet del “blitz” conservava gli stessi punti di forza della ottava generazione Astra. La mente corre, per esempio, all’ampia gamma di motorizzazioni, composta da quattro propulsori a benzina (da 105 CV/77 kW a 200 CV/147 kW di potenza) e da un 1.900 turbodiesel common-rail da 150 CV (110 kW) con filtro del particolato DPF (Diesel Particulate Filter) di serie. La versione più potente, equipaggiata con un 2.000 ECOTEC turbo benzina da 200 CV (147 kW), raggiungeva una velocità di 237 km/h.
Fra le soluzioni di alto contenuto tecnico che differenziavano la Opel Astra TwinTop dalle concorrenti meritano di essere menzionati l’autotelaio interattivo IDSPlus (Interactive Driving System) con taratura elettronica in tempo reale degli ammortizzatori CDC (Continuous Damping Control), la modalità di guida sportiva (SportSwitch) ed i fari bi-xenon AFL (Adaptive Forward Lighting) che accompagnavano i movimenti del volante. Vent’anni fa non erano privilegi ad ampio raggio.








Fonte | Stellantis
